Scritture creative

martedì 20 gennaio 2026

Recensione. "Il recinto dei pazzi" di Luana Troncanetti: la follia è davvero dentro?

C'è un universo in questo romanzo. Un mondo in cui il "dentro" e il "fuori" sembrano confondersi, racchiudendo ossimori o rimandi speculari. Eppure questo dentro sembra rappresentare un discrimine inconfutabile, dove gli orrori si consumano, perpetrati da chi dovrebbe presentarsi come "normale" e le speranze si accendono nelle teste di chi è considerato "matto". E forse proprio la speranza, il desiderio di libertà rappresentano la vera follia, quella che va inibita e punita. Luana Troncanetti è autrice mirabile de "Il recinto dei pazzi" (‎Independently published), dando prova di un'abilità narrativa che va ben oltre il mestiere e aprendo spiragli cruciali di riflessione sul concetto di "normalità"
Cosa ci racconta? Scoprilo nella recensione.


 

Il recinto dei pazzi: la trama

La fuga da un ospedale psichiatrico è il fulcro di un romanzo polifonico che intreccia storie d'amore insolite, strascichi d'orrore della Seconda guerra mondiale, follie autentiche o presunte e strambe amicizie come quella tra Giovanna e Francesco. Lui, orfano ventenne, è afflitto da ingiustizie, violenze e un'opprimente tristezza. Lei, trentacinquenne ricoverata per condotta indecente, è consumata dall'ossessione di fuggire dal manicomio. Entrambi degenti lavoratori, hanno il permesso di spostarsi tra i padiglioni, confrontarsi e persino elaborare un piano d'evasione. Adriana, la sedicenne di cui Francesco si innamora, è tra le pazienti tranquille. Epilettica a causa di una caduta in tenera età, rifiuta il cibo. Vuole rimpicciolire: tornare bambina, ne è certa, le permetterà di riconquistare l'affetto della famiglia. Un'altra prospettiva ci conduce al reparto dei criminali: Celeste, mosca bianca rinchiusa in una sezione maschile, rivela un passato di segregazione domestica imposta dai genitori, il suo aspetto inquietante e i primi segni di squilibrio mentale. Sollecitata dal dottor Bugatti a ricordare "la pagina mancante", custode di un atroce delitto, si rivolge a lui in un flusso di coscienza, consapevole che nessuno potrà mai ascoltare la sua voce. L’annuale ballo di primavera diventa l’occasione propizia: la sorveglianza si allenta ed è consentito danzare in coppia. Abbracciati in un Quickstep, i due amici si defilano verso la scappatoia segreta.

La recensione: un intreccio potente, una penna matura

La scrittura di Luana Troncanetti cerca di demolire dei muri e lo fa in maniera mirabile. Non solo dando forma a una vicenda corale con un intreccio articolato e con personaggi che chiamano il lettore a sé, con potenza; nella sua scrittura si avverte uno scrupoloso lavoro di cesello, nonché l'attenzione agli elementi storici, pur con qualche variante piegata ai fini della narrazione (e lo dichiara). Il romanzo coglie l'essenza dell'essere rinchiusi in un manicomio, negli anni Cinquanta. 

Il fantasma del Fascismo si avverte, in un Dopoguerra in attesa del "miracolo economico". Un senso di sfacelo aleggia tra le pagine, insieme alla sensazione che la speranza sia qualcosa di inattuabile. E forse è proprio la follia la condizione che accende la possibilità. La fuga, la sua progettazione, rappresentano l'unica speranza di salvezza, mentre nella struttura si consumano delle tragedie in cui sembra condensarsi lo stato d'animo di un'epoca, nell'attesa di Franco Basaglia e della sua rivoluzione nell'ambito della salute mentale.

Il manicomio è il luogo in cui finiscono i matti; ma per matti non si intende solo i malati, dato che la struttura diventa il ricettacolo di quanto la società rifiuta. Omosessuali, persone divergenti, "strane" o con malattie non ancora note e che portano le famiglie ad abbandonarli, a volte per non vedere, più spesso perché impossibilitate per indigenza. Non mancano i tabù, le vergogne e l'omertà che dipendono dai pregiudizi, ma anche dall'ignoranza dilagante.

Nella struttura si consumano orrori taciuti. Medici o infermieri che dovrebbero accudire i pazienti, diventano dei carnefici, in balia di pulsioni che fanno pensare che il discrimine tra "normali" e "matti" non sia poi così forte, all'interno della struttura. E all'apice degli orrori, quando arriva il momento della denuncia, tutto si gioca sul chi la fa. Perché nessuno ascolta i matti... e le sofferenze vissute, sono ignorate. Come se un matto distorcesse realtà ed emozioni senza soluzione di continuità. Come se la follia vivesse di pura alienazione. Ma è così? 

Ho parlato di una scrittura matura, ma c'è molto altro. Luana Troncanetti gestisce con abilità un intreccio articolato e riesce a dare voce ai personaggi, senza farci perdere di vista il contesto, anzi, mettendolo in evidenza. Con la sua penna, densa di riferimenti, cruda ma a tratti anche lirica, apre spiragli sul tema della follia, tracciando un quadro in cui le definizioni restano sospese, le soglie aperte. La sensazione è che il mondo "dentro" e quello "fuori" non siano così diversi, anzi, che ci sia un rapporto speculare e che la follia non sia per forza un indice di male, come la "normalità" un indice di bene. C'è molto di più, come in una persona "c'è un mondo di cose", parafrasando il Padre de "I sei personaggi in cerca d'autore" di Luigi Pirandello

Il vero problema è accettare la diversità, invece di etichettarla. Problema degli anni Cinquanta, problema di oggi (e ancora peggio, vantando il titolo di società evoluta). Autrice che suscita domande, che non dà risposte sulla carta, ma cerca, indaga, evoca. E lo fa in modo magistrale.


L'autrice: Luana Troncanetti

Ex blogger, articolista e copywriter, ha curato una rubrica di recensioni di libri per bambini per Genitoricrescono.com e collaborato con Zebuk.it. Falsa cinica e misantropa a scopo preventivo, detesta i cuoricini capziosi, l'iperpunteggiatura e chi le cinguetta addosso «Amica!!!» dopo trenta secondi di frequentazione. Adora leggere, da bambina sognava di dipingere, si è ritrovata a pubblicare storie e deve ancora capire il perché.
Ha scritto per diverse case editrici: Giulio Perrone, Fabbri, Comix, Kairos, Homo Scrivens, Cento Autori, Damster e Delos Digital.

Nel 2009 autopubblica "Le mamme non mettono mai i tacchi", successivamente edito da Galassia Arte nel 2011. "Agrodolce - assaggi di vita in dieci racconti" esce in libreria nel 2016 per L'Erudita.

"Silenzio" conquista il Garfagnana in Giallo 2018 - Sezione Nero digitale. Nel 2019 pubblica "I silenzi di Roma ("Fratelli Frilli Editori), primo capitolo della serie noir con protagonista l'ispettore Paolo Proietti, a seguire "Omicidio alla Garbatella": entrambi i romanzi ottengono premi e menzioni d'onore.

"La cuoca - Storia di un terremoto" vince cinque riconoscimenti, l'ultimo è il Premio Letterario Il Borgo Italiano 2024. Nel 2025 esce "Il recinto dei pazzi", vincitore della Menzione Speciale di Merito Concorso Città di Grottammare - Sezione inediti.

Si aggiudica il podio in diversi concorsi per la sezione racconti, quali il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica, Donna sopra le righe, Thriller Café e Il Racconto nel Cassetto. Ama spaziare dalla scrittura ironica al noir.

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