Conosciamo meglio Lucia e il suo libro.
Lucia Sirimarco: l'intervista
Lucia, benvenuta su La penna sognante: ci racconti qualcosa di te? Lavoro, passioni, cose che ti piacciono e cose che ti piacciono meno…
Sono Lucia e vivo a Bomporto (MO). Sono sposata e madre di due figli. Ho studiato all’ Università della Calabria e sono un Funzionario del Pubblico Registro Automobilistico di Modena. Amo stare in compagnia e frequentare amici e parenti. Mi piace molto leggere e frequento regolarmente varie biblioteche. Mi piace andare al cinema, cosa che d’inverno faccio regolarmente. Amo anche i lavori manuali: cucito, uncinetto e maglia ma ultimamente li pratico meno. Non sono invece una sportiva, l’unico movimento è saltuariamente una camminata.
Arriviamo a “13 volte paese”: quando e come nasce questa raccolta di racconti?
È nata dalla memoria. Perché ci sono ricordi che il tempo non cancella e che continuano a suscitare emozioni. Da questi ricordi sono nati i miei racconti, o almeno, quasi tutti; pezzi di vita rielaborati, che hanno preso forma attraverso la scrittura.
Chi sono i personaggi delle storie e che cosa hai voluto evidenziare?
Sono ispirati a persone che hanno fatto parte della mia vita. Alcuni sono realmente esistiti, ad esempio i nonni. Altri sono frutto di fantasia ma con tratti comuni a persone reali. Ho però voluto evidenziare che non sempre il personaggio è centrale, a volte può essere solo uno strumento per raccontare altro.
Parlaci dei luoghi di cui racconti: sono location o rappresentano qualcosa di più? Il paese rappresenta anche la cultura, le radici, forse?
Tutti i racconti si svolgono a Sant’ Agata di Esaro in Calabria, mio paese d’origine. Qui ho vissuto i primi 26 anni della mia vita. Sono i luoghi del cuore, dove ho giocato da bambina, dove sono andata a scuola, dove sono nate amicizie collaudate nel tempo, dove ho vissuto le emozioni del primo amore, dove ci si riuniva e a quell’epoca c’erano ancora tutti. Ma un paese non è solo un luogo fisico, è anche un insieme di sentimenti, di emozioni e di ricordi. Certo che rappresenta le mie radici, è parte di me e quando mi allontano una parte viene sempre via con me. Il mio essere santagatese si manifesta in vari modi che posso definire cultura: ad esempio nel continuare a esprimermi in dialetto o nel conservare usi e tradizioni paesani.
“Non te ne vai mai fino in fondo dal luogo dove sei nato. Non te ne vai nemmeno se lo abbandoni per sempre e non ritorni mai più (Vito Teti, Il senso dei luoghi)”
C’è o ci sono racconti cui sei più affezionata? O ce n’è uno o più di uno che vuoi segnalare? Per quale/i ragioni?
Sono particolarmente affezionata a “La befana” perché è quello che ho scritto per primo e contiene due eventi divertenti che sono successi realmente.
Mi emozionano invece “L’altarino” e “Mio zio suonava la fisarmonica”. Il primo perché racconta di una tradizione tuttora esistente, la realizzazione degli altarini il giorno del Corpus Domini, di un’amicizia consolidata negli anni e di un luogo che porto sempre nel cuore, la via dove sono cresciuta.
Il secondo perché è dedicato a mio zio, scomparso prematuramente. Così l’ho descritto in un mio post: mente eccelsa, cuore sconfinato, medico eccellente, amico sincero, grande uomo.
Dal punto di vista dello stile e delle tecniche narrative su cosa ti sei focalizzata?
Lo stile è semplice e scorrevole. Le storie sono raccontate in terza persona e attorno al protagonista si sviluppano gli eventi descritti. Il punto focale però non è il protagonista ma la storia e il luogo in cui si svolge.
Tu hai seguito dei corsi di scrittura creativa: che ruolo hanno avuto nella tua formazione?
Ho seguito più corsi di scrittura creativa tenuti da Roberta de Tomi presso il Cassetto Culturale a Modena. Per la mia formazione sono stati fondamentali perché io partivo da una capacità di scrittura “scolastica”. Ho imparato un ‘impostazione diversa, una modalità di narrazione più snella e più fluida, la costruzione e la tipizzazione dei personaggi, i vari punti di vista e tanto altro. È stato poi molto utile e divertente il confronto con i “compagni di classe”. Ognuno racconta a modo suo.
La scrittura creativa prolifera, ma è ancora oggi oggetto di svalutazioni: tu cosa ne pensi? E cosa pensi della creatività?
È proprio il termine "creativo" che mi ha catturata. E ho imparato che, oltre alla scrittura formale e tecnica, si può scrivere concentrandosi sulle emozioni e sulle descrizioni dettate dai sentimenti, esplorandosi a fondo. Ho trovato utilissimi questi corsi, mi hanno aiutata a lasciarmi andare e a esternare i miei sentimenti. Ho sperimentato che scrivere può essere liberatorio.
Che cosa significa per te avere scritto e poi pubblicato questi racconti?
Scrivere questi racconti è stato per me divertente ed emozionante e averli pubblicati è stata una grande soddisfazione. Era un sogno che avevo da tempo.
A questo proposito mi corre l’obbligo di ringraziare:
Sant’Agata di Esaro come luogo reale in cui si svolgono i fatti;
Roberta de Tomi per i suoi corsi di scrittura creativa;
Italo Arcuri, amico ed editore, per i suoi preziosi consigli e raccomandazioni;
tutta la mia famiglia, nel senso più ampio del termine, e i miei amici per essere stati materia d’ispirazione;
mio marito che mi ha incoraggiata e sostenuta.
Vuoi dire qualcosa a chi vuole affrontare un percorso di scrittura creativa?
Lo consiglio vivamente. Mettetevi alla prova, divertitevi, confrontatevi, guardatevi dentro e vi renderete conto che tutti possono raccontare qualcosa.
Stai scrivendo altro? Raccontaci qualcosa, qualche idea, se c’è qualcosa che vorresti scrivere in particolare.
Sto ultimando un’altra raccolta di racconti che vede protagonista il mio coro parrocchiale e che ho promesso al mio parroco. Mi piacerebbe molto narrare la particolare storia di mio padre, ma devo raccogliere ed organizzare le idee. Spero di realizzarla presto, ma è prematuro parlarne.
Dove troviamo il tuo libro?
Il libro è acquistabile online su vari siti (Amazon, Feltrinelli, Mondadori, etc…)
"13 volte paese": tredici racconti della memoria
Personaggi, momenti, luoghi, ambientazioni, sapori, odori, suoni, parole che riaffiorano come frammenti di vita vissuta, compongono il mosaico di un mondo che appartiene al passato, ma che continua a parlare al presente. In queste pagine il paese non è soltanto uno sfondo, ma il vero protagonista: Sant’Agata di Esaro, piccolo centro dell’entroterra calabrese, diventa luogo dell’anima e della memoria, dove ogni vicolo custodisce storie e ogni gesto quotidiano rimanda a una tradizione condivisa. I tredici racconti restituiscono atmosfere familiari e universali al tempo stesso, dove la vita scorre tra ironia e realtà, tra semplicità e intensità emotiva. Sono storie che nascono dall’osservazione attenta del quotidiano e dalla volontà di fermare ciò che il tempo rischia di disperdere. Attraverso una scrittura diretta e sincera, l’autrice dà voce a un paese che vive nei ricordi e nelle abitudini, nei riti e nelle parole di ogni giorno. Non c’è idealizzazione del passato, ma il desiderio di raccontarlo così com’è stato vissuto: autentico, concreto, profondamente umano. Ne emerge un piccolo universo narrativo fatto di vite intrecciate e memoria collettiva.
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Link editore: EMIA EDIZIONI


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