"Sono una grande scrittrice perché ho avuto una vita incredibile" (Ma poi non sa mettere in fila due subordinate).
"Saremo famosi" (detto da poeti, laddove pochi leggono poesia). E intanto ci si dimentica di tre cose: studio, storie e passione.
Scrivere è studiare e creare, essere fantasiosi, laddove il massimo che vedo è la ripetizione di slogan buttati in versi a casaccio. I più grandi artisti hanno studiato. Hanno TECNICA. Ma l'ossessione della fama fa dimenticare tutto e crea molti illusi, alimentando l'ignoranza, laddove lo scrittore è sempre stato un depositario di cultura.
Del resto la fama è un concetto effimero, come effimeri sono i momenti di gloria che si accendono e poi si spengono.
Ma la professionalità, il talento, quelli non si spengono mai, in un'epoca plasmata dalla visione da Grande Fratello e dai Social, secondo i quali esisti e vali solo se ci sei, solo se appari. L'essere è un concetto da frasi spicciole, per coccolare l'ego e compiacere.
Ma l'essere fa lo scrittore. La capacità di costruire storie, la conoscenza effettiva dei costrutti, della lingua e della sua ricchezza. Questo non appartiene a tanti scrittori. E infatti, scrivono
poesie, ovvero frasi buttate alla rifusa senza forma, sostenendo che il verso libero ha affrancato anche l'espressione artistica. E infatti altri scrivono biografie, perché partono dal se stessi, perché la narrazione social ha plasmato anche molti Io narrativi. La narrazione Social è un Io narrativo.
Ma scrivere, essere scrittori è un'altra cosa e la fama non c'entra nulla.