Negli ultimi tempi molti aspiranti autori e autrici si sono rivolti a me per avere dei consigli di pubblicazione. Molto spesso si tratta di persone che scrivono poesie. Nulla di male, l'espressione personale è legittima. Ma la facilità della pubblicazione, soprattutto la frequenza delle pubblicazioni, sta distorcendo il concetto stesso dell'essere scrittore.
Un tempo lo scrittore era una persona colta, preparata, che conosceva la lingua e che, anche se faceva un mestiere principale collegato alla scrittura, aveva una sua autorevolezza.
Ora troppi pensano di essere scrittori, senza neanche possedere gli strumenti, a parte la solita "ispirazione" (vai al post: clicca qui). Il tutto, solo perché buttano giù dei versi o per l'incoraggiamento di parenti e amici cui rivolgono testi scritti su cui si riversano ovviamente solo lodi. Amici che non sono obiettivi. Del resto si è scrittori anche quando si ricevono critiche negative, meglio se educate e costruttive. Ma comunque è lo scotto da pagare: se si mette d'accordo un gruppo, si tratta di persone che assecondano solo.
Non è una critica distruttiva, e premetto che anche io, all'inizio, non sapevo come muovermi. Ma anche quando muovevo i primi passi, mi rendevo conto delle differenze, e prima di rivolgermi a uno scrittore per consigli e vari, seguivo il mio galateo, considerando che non per forza solo gli ottimi scrittori pubblicano per major e che niente è dovuto a nessuno.
Ecco i 10 errori più frequenti degli (aspiranti) scrittori e scrittrici.




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