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lunedì 16 marzo 2026

Non si è scrittori perché si è famosi o perché si ha avuto esperienze di vita. Si è scrittori perché si sa scrivere e perché si sanno creare storie. Oltre l'ègo, la fantasia.

"Sono una grande scrittrice perché ho avuto una vita incredibile" (Ma poi non sa mettere in fila due subordinate). "Saremo famosi" (detto da poeti, laddove pochi leggono poesia). E intanto ci si dimentica di tre cose: studio, storie e passione. Scrivere è studiare e creare, essere fantasiosi, laddove il massimo che vedo è la ripetizione di slogan buttati in versi a casaccio.
I più grandi artisti hanno studiato. Hanno TECNICA. Ma l'ossessione della fama fa dimenticare tutto e crea molti illusi, alimentando l'ignoranza, laddove lo scrittore è sempre stato un depositario di cultura. 
Del resto la fama è un concetto effimero, come effimeri sono i momenti di gloria che si accendono e poi si spengono. Ma la professionalità, il talento, quelli non si spengono mai, in un'epoca plasmata dalla visione da Grande Fratello e dai Social, secondo i quali esisti e vali solo se ci sei, solo se appari. L'essere è un concetto da frasi spicciole, per coccolare l'ego e compiacere. Ma l'essere fa lo scrittore. La capacità di costruire storie, la conoscenza effettiva dei costrutti, della lingua e della sua ricchezza. Questo non appartiene a tanti scrittori. E infatti, scrivono poesie, ovvero frasi buttate alla rifusa senza forma, sostenendo che il verso libero ha affrancato anche l'espressione artistica. E infatti altri scrivono biografie, perché partono dal se stessi, perché la narrazione social ha plasmato anche molti Io narrativi. La narrazione Social è un Io narrativo. Ma scrivere, essere scrittori è un'altra cosa e la fama non c'entra nulla