giovedì 9 luglio 2026

Rosaria Munafò e "Culturarte e Popoli": "Fate silenzio... fate..." e camminate a piedi nudi per riconnettervi alle radici

A un mese da "Culturarte e Popoli" (leggi qui), Rosaria Munafò parla di com'è nato questo progetto, a partire da un suo percorso umano e personale che è inevitabilmente sfociato in ambito creativo. Sorprende di Rosaria la vivacità e la voglia di mettersi in gioco, creando e sfidando convenzioni; ma sorprende anche la capacità che l'organizzatrice della kermesse ha nel mettere in rete personalità artistiche ed esperienze totalmente diverse, con background difformi, ma non per questo incompatibili.
Tutto questo risponde a una visione limpida rispetto alla possibilità di unirsi, in un momento in cui titoli e atteggiamenti inneggiano a essere sempre contro. Contro a qualcuno o a qualcosa, in un'ottica divisiva. L'opposto della visione di Rosaria. E anche della nostra, convinti che il "Dividi et Impera" sia funzionale a ciò che non lo è per il bene comune. Per la creatività men che meno. 
Ecco l'intervista.


Ciao Rosaria, raccontaci chi sei e come nasce l’idea di organizzare Culturarte e Popoli?
Un saluto a voi! L'idea è quella di organizzare un unico evento all'anno, creando qualcosa di esclusivo, esperienziale, e aprendo i cancelli della mia casa dove convergono appunto "i popoli".
Tutto iniziò nel 2018, quando organizzai il mio primo evento artistico - culturale in una chiesa. In quell'occasione capii che era una delle cose che mi riesce meglio, e da lì la scalata... è in discesa.
Nella vita di tutti i giorni sono molto attiva nel sociale con diversi progetti,  mamma di due maschi, Diego e Davide, che hanno raggiunto la maggiore età. Lavoro in un’azienda brianzola del comparto produttivo, presso cui svolgo anche il ruolo di delegata sindacale; ruolo decisivo, direi anche di sentita responsabilità, che mi ha permesso di migliorare l'ambiente lavorativo, in particolare il ruolo delle donne, in maggioranza rispetto agli uomini, promuovendo attività culturali quali la recente creazione di una biblioteca aziendale. Un luogo comune che potrà permettere ai lavoratori e alle lavoratrici di fruire di una cultura di libero accesso proprio sul posto di lavoro!
Forte di mie esperienze, ho deciso di non perdere più tempo: l'utopia, il coraggio, la solidarietà, forgiano  il mio passaggio sulla terra.
Qualcuno famoso scrisse: "Un uomo che osa sprecare un’ora del suo tempo non ha scoperto il valore della vita", ecco ho capito il valore della vita, così ogni giorno mi adopero a dare un senso a questa vita , "anche se questa vita un senso non ce l'ha" (Vasco Rossi).
La cultura, l’arte per me sono arricchimenti, e non solo grazie alle esperienze che da un decennio mi hanno illuminato la mente, ma soprattutto grazie all’incontro con altri esponenti dell'ambiente culturale di una grande città come Milano (e dintorni).  

La tua base è “poetica”, ma qui troviamo varie forme artistiche… come sei arrivata a realizzare un programma così corposo?
Sai una cosa? Non lo so, come ho fatto... faccio...
La poesia è stata la mia prima forma di creatività: mi ha stimolata ad approfondirne altre, come adesempio l'espressività libera utilizzando il corpo. Uno dei valori che ritengo importante è il legame che si crea tra le persone e l'arte, una connessione profonda che rende l'espressione creativa un linguaggio universale.
L'arte funge da ponte tra il passato e presente, offrendoci uno strumento per esplorare le proprie emozioni, riflettere sulla società ed entrare in comunicazione con l'anima degli altri.
L'opera nasce dal vissuto dell'artista ma si compie solo quando "arriva", "ascolta" e a chi la osserva, stimola la  riflessione dell'empatia.
L'arte unisce le persone superando le barriere culturali ed è spesso usata come chiave per il  dialogo nei territori. Da qui, il nome del festival CULTURARTE E POPOLI: sogno un movimento, ispirata  dai figli dei fiori (o hippy)  una rivoluzione culturale. Contesto la Guerra, promuovo la  pace, l'amore libero, uno stile di vita comunitario.
Il cardine include il Pacifismo: il loro slogan iconico era «fate l'amore e non la guerra», unito al celebre gesto simbolico di mettere i fiori nei cannoni.
Il mio slogan potrebbe essere:  "fate silenzio... fate...", accompagnato dal gesto simbolico di camminare a piedi nudi, radici dello stesso albero,  ritorno alla natura, basato su abiti colorati, cuciti con  bottoni, centinaia , migliaia di bottoni, quante le nazionalità, le persone che incontriamo. 

A parte la cronache che si possono leggere sul blog, ci racconti chi e cosa abbiamo trovato nel corso delle giornate che si sono succedute gli scorsi 30 e 31 maggio?
Abbiamo trovato prima di tutto le persone che hanno portato la loro arte. Ma soprattutto persone, artisti
che hanno condiviso uno spazio armonicamente. Loro e la loro arte, senza polemiche o divisioni, anzi, solo per unirsi nella molteplicità delle differenze. Unione che, anche intorno a un tavolo, nei momenti conviviali si è rafforzata! Lo stesso per i laboratori dove la creatività è stata un’occasione per fare cose insieme.

Chi sono stati gli ospiti speciali?
Per me tutti quelli che hanno calpestato e calpesteranno il mio prato fiorito sono speciali. Ognuno di loro mi hanno lasciato, regali, ricordi, libri, gesti, raccontato storie di vite autentiche, abbracci, mani nelle mani, emozioni, batticuori.

Che cos'è la creatività per te?
La creatività per me è riassunta in queste parole: "Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa"(Albert Einstein).

Che cosa vuoi dire a chi ci legge?
Vi aspetto alla prossima edizione di Culturte e Popoli e soprattutto fate anche voi parte di questo gruppo rivoluzionario, le iniziative continueranno a essere intense, gli ospiti tanti.
Ho già in mente un progetto che abbottonerà i popoli del mondo...

Cioè? 
I bottoni! (Segue narrazione)
Lo incontriamo sin dal primo mattino togliendoci il pigiama, allacciando il polsino di una camicia, chiudendo la vita di un pantalone. Infilando qualcosa nel taschino interno della giacca o del cappotto, lo assicuriamo allacciando bottone ad asola, eppure in pochi sapremmo dire il colore o il materiale di quei bottoni che abbottoniamo, sbottoniamo, tocchiamo ogni giorno.

Occhi e mano collaborano nell’atto dell’allacciare, rotola, e rotolando intraprende un viaggio fantastico in mondi tutti da scoprire, regalandogli finalmente la libertà di scegliere dove andare invece di essere sempre portato in giro da una camicia, un cappotto o una giacca, e soprattutto regalandogli l’indipendenza. Per farlo, una lente di ingrandimento va cercare il suo bottone rotolato via. Chiuso il cerchio la storia può ricominciare!
Il bottone rosso lontano dal vestito verde ha fatto molta strada, provato molte emozioni e fatte altrettante esperienze ,ma altrettanto sicuramente ricucito sulla marsina del signore, ritrova il suo posto e il piacere di essere portato in giro! 
Questa vuole essere solo la mia storia È parlare inevitabilmente di femminile e maschile, di tradizioni e credenze: regalare un bottone alle persone a cui si vuole bene si dice porti loro fortuna; offrirne uno a una persona che si ritiene importante nella propria vita rappresenta la volontà di voler restare vicini nonostante le distanze o la diversità, considerando simbolicamente la sua funzione primaria, cioè quella di unire due parti altrimenti separate, distanti.Così piccolo e a volte prezioso può essere ritenuto un pegno d’amicizia e d’amore: durante la guerra i soldati che partivano per il fronte li staccavano dalla propria divisa o dal cappotto per lasciarli alla mamma, o una figlia che lo tiene per sé, per ricordarla, alle sorelle, alla fidanzata, all'amica del cuore.
Trovarne uno significa trovare a breve una nuova amicizia, o comunque poterci sperare, un’altra piccola ma significativa rivoluzione nel divenire dell’uomo e del suo abito. Così l’albero le donerà una foglia come tessuto per il cappotto, l’istrice un aculeo e il cavallo un crine per poterlo cucire, l’oca col becco lo metterà a modello, e il tarassaco le farà dono dei suoi semi, i bottoni per chiuderlo e tenere fuori freddo e vento.
Il luogo sicuramente mi ha resa più accogliente, uno spazio, un pezzo di terra in un angolo di mondo, dove si possono coltivare semi e curarsi a vicenda, annaffiare, crescere insieme, un giardino per un movimento rivoluzionario, ribadisco una rivoluzione, oggi è necessaria , da soli non è possibile il cambiamento.
Il bottone rende più sicuro l’abito e facilita il movimento sempre e ovviamente in relazione, sono le piccole cose come un "bottone" a fare una grande differenza nella vita. 

E dopo questo tuo scritto...  altre considerazioni?
La storia continua con CULTURARTE E POPOLI 3° EDIZIONE...  Aspettiamo i bottoni provenienti da ogni parte del mondo.  Il passa parola punto cardine di CULTURARTE E POPOLI.

Contattate Rosaria!

Se siete curiosi trovate le interviste delle due edizioni nel mio canale: clicca qui 

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Vai al post: La Penna Sognante: "Culturarte e popoli": l'evento che ci ricorda che l'arte e la cultura sono la pluralità, l'espressione e la libertà


Foto 1: Rosaria Munafò con il tamburo PowWow
Foto 2: Da sinistra: Giovanna Gurnari, Giusi Bova, nascosta Anna Lamberti-Bocconi, Roberta De Tomi, Michele Igino Sordo, Alessandro Del Gaudio e Rosaria Munafò.



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