L'evento inizia presto, collocandosi nel cuore verde del Giardino delle Idee, a Cernusco Lombardone (Lecco), dove l'arte, la cultura, il benessere si intrecciano senza contrasti.
Via dalle dinamiche divisive, via dalle competizioni. Via dalle omologazioni. Via dalle polemiche, dalle necessità imposte di schierarsi, laddove arte deve essere libertà e l'etica non deve essere un deterrente a elargire condanne, ma uno strumento che si pone in rapporto all'estetica, considerando la pluralità che impone la necessità di trovare le sfumature tra le polarizzazioni. Ricordando sempre che certe situazioni iniziano laddove si chiede di "bruciare i libri" e se siamo persone colte, la storia la studiamo sui libri che sfogliamo. Così... per non dimenticare
"Culturarte e Popoli" è questo: una messa in condivisione di energie creative, costruttive, che aprono alle sfumature, alle differenze.
30-31 Maggio 2026, "Culturarte e Popoli": la diversità è vera ricchezza
Arte visiva, narrativa, poesia, teatro, benessere, laboratori creativi, banchetti solidali. "Culturarte e Popoli" si presenta con un programma ricchissimo, apparentemente dispersivo perché non soggiace alla regola del tema, ma apre alla molteplicità. Tutto è coerente all'obiettivo dell'organizzatrice, Rosaria Munafò, autrice di testi poetici in prima linea rispetto all'impegno verso temi importanti quali la riscoperta del proprio sé più autentico e il coraggio di esprimersi per quello che si è.
Gli artisti: eccoli!
Una "guest star" è il noto scrittore e giornalista Stefano Ferri, edito da Mursia, che presenta il romanzo "Due vite e una ricompensa", oltre a "Cross-dresser, toccando un argomento storico che si intreccia mirabilmente al nostro oggi. Stefano fornsce dei preziosi spunti di riflessione sull'importanza di essere sé stessi, alle paure connesse, ma anche a quell'urgenza che ci chiama, inevitabilmente, facendo appello alla bellezza della pluralità e opponendosi alle violenze di genere.
Altro nome di spicco, Mariella De Santis ("La cura di te e altre insistenze", Ed. Progetto Cultura), con la sua poesia raffinata, per sua stessa ammissione, non semplice. E poi, Alberto Casiraghi, magistrale.
Gabriele Bursi con la sua accesa denuncia sociale ("Storia di un operaio sopravvissuto", self).
Si citano anche Alberto Mori, mirabile nella sua performance, come Giuliano Mori e Michele Igino Sordi. La parola poetica è azione, rottura e restaurazione, rumore e incanto, come nei versi di Giusi Bova ("Donna a metà", Marco Serra Tarantola editore). E poi la presenza della dolcissima Giovanna Gurnari, la cui sensibilità guarda agli orizzonti lontani. Ancora, i tocchi ironici e milanesi di Roberta Tantillo ("Banalità", Apollo Edizioni), Patrizia Argentino ("Gatticuore", Calibano) e Silvia, protagoniste di una piccola performance che apre squarci sulla contemporaneità.
I momenti fantasy con Roberta De Tomi e "L'angelo caduto di Feerilandia" (Saga Edizioni), sviscerato da Alessandro Del Gaudio, poi intervistato dalla collega su "Trappola di Filigrana" (PubMe) e "Bruma di cera" (Aurea Nox). E anche qui, via i luoghi comuni sul genere, aprendo a spiragli di riflessione sulla realtà resa in una chiave metaforica anche profonda.
La fiaba per bambini e ragazzi di Viola Valsecchi, "Il suono dell'anima" (self); non solo un espediente didattico, ma una narrazione che tocca altre corde dell'immaginazione.
Con Olivia Crosio, elegante traduttrice e autrice di titoli notevoli come "Le due vite di Andrii Rosliuk" (Arkadia), si toccano svariati temi, parlando del mestiere della scrittura.
E a proposito di creatività: il laboratorio di decorazione floreale tenuto da Claudia mette all'opera gli artisti. Il tamburo POWWOW di Stefano Crippa, una riconnessione al ritmo che abbiamo dentro di noi.
Ancora poesia (non sto andando in ordine di programma, ma è bello così): il Poetry Slam di Fulvio Bella e il concerto per archi curato da Viola Valsecchi con i suoi allievi.
Altre parole in versi densi di personalità e significati che guardano all'oggi: Carlo Zanutto ("Amici" con Ada Crippa, La Vita Felice Editore), Grazio Pellegrino, Antonio Ricci.
A parte, i burattini di Marcello Ricci, uno spettacolo coinvolgente per tutte le età.
La Happy Genetica di Mara Ligas, l'impegno di Francina Foresti che porta pezzi di sé, raccontandosi con disarmante sincerità. E dal Kenya, Rosy Pozzi con il suo variegato banchetto. Presente anche la vulcanica Ester, per le riprese e per il laboratorio di maschere da cui è stato tratto il concept di "Culturarte e Popoli": la colomba simbolo di pace. E la pace è stato un leit motiv, sotto questo sole tardo-primaverile che strizza l'occhio (tanto!) all'estate.
Parleremo ancora dell'evento, nell'intervista a Rosaria Munafò, prevista nei prossimi giorni. E poi, a presentare anche la bravissima Barbara Serrecchia.



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