Ho visto una crepa, ieri pomeriggio. L'ho ricordata poco fa, quando mi sono accorta della lancetta dei minuti sul tre. Una linea che, dal centro della porzione del muretto di cinta più vicino alla pianta di Sambuca, raggiungeva i bordi dei mattoni. Mi sono fermata a guardare il vuoto, è come quando il tuo cervello si inceppa e tu ti incanti davanti a una luce immaginaria. Non è quella che s'infiltra tra le crepe, ma una sorta di proiezione in cui osservi i pulviscoli muoversi in una danza cosmica.
Ho avuto paura. Tutti l'abbiamo avuta, ma ognuno l'ha provata nel modo in cui declina lo scorrere del sangue nelle vene, in quel tremare che fa scivolare via gli oggetti dalle mani. Piatti che si rompono, li potresti ricomporre con la colla, il "Kitsugi" è un'arte. L'arte che mostra le crepe e non le nasconde. Non c'è vergogna nelle crepe.
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sabato 29 maggio 2021
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