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giovedì 17 giugno 2021

RECENSIONE - "Acero e acciaio" di Paolo Santaniello, una narrazione vivace, tra Sherlock Holmes e Van Gogh

Tutto verte intorno a un signore, meglio, a un "Messia". Non stiamo parlando però di un Gesù redivivo, ma di un violino, uno Stradivari per antonomasia. Dalla sua acquisizione si dipana la vicenda di "Acero e acciaio" (Aporema Edizioni) di Paolo Santaniello, romanzo di avventura in cui emergono elementi di giallo, storico e narrativa. Ecco la recensione.

"Acero e acciaio": la trama 
Anno 1888. Tra la Francia della Belle Époque e la Londra vittoriana, s’intersecano le vicende di sette personaggi all’inseguimento di un prezioso Stradivari: un geniale ma squattrinato pittore che sogna i tropici, un collezionista idealista che vuole a tutti i costi riscattare la memoria del maestro, un’eterogenea banda di delinquenti improvvisati che tenta il colpo della vita, un giovane poliziotto di Scotland Yard dal fiuto eccezionale, un eccentrico aristocratico con la passione per gli enigmi investigativi e la nipote, adolescente ribelle. Le loro vite ruotano intorno alla ricerca del leggendario violino, su cui pesa la maledizione di sfuggire sempre a chi più lo desidera.

La recensione
La prima cosa che salta all'occhio, fin dalle prime pagine, è la vivacità della narrazione. L'autore si diverte e si trova a suo agio nello scrivere questa storia, e ciò si avverte in maniera lampante. La penna traccia diversi scenari e dialoghi brillanti, supportati da un'accurata documentazione. C'è una ricchezza di informazioni alla base che, da Sherlock Holmes ci porta all'Esposizione Universale, a Van Gogh e Gauguin. Un'abbondanza che ritroviamo anche nelle situazioni e nei numerosi personaggi presenti. 

Un mondo di riferimenti da gestire, dicevo: in effetti la trama presenta numerose sottotrame, alcune delle quali avrebbero potuto avere ulteriori sviluppi e compimenti. Alcuni personaggi appaiono e scompaiono, i punti di vista narrativi si moltiplicano, con un effetto di dispersione che sul finale l'autore risolve in maniera sommaria, lasciando aperte molte implicazioni. Accanto, ci sono eventi di troppo che tendono a far perdere il filo al lettore; molti dipendono dalla necessità posta dall'autore di creare contesti - che risultano comunque coerenti e ben delineati -, altri dagli aneddoti che avrebbero potuto essere inseriti all'interno di un altro espediente volto a snellire il narrato.

In questa abbondanza, c'è un altro nodo critico: la prevedibilità di alcune situazioni, in particolare rispetto alla rapina dagli esiti tragici che vede coinvolti investigatori tanto curiosi quanto bizzarri. Ora, il romanzo non è esattamente un giallo, ma nella parte gialla qualche elemento di imprevedibilità in più avrebbe arricchito la narrazione di una tensione finalizzata ad alimentare le aspettative del lettore.

Dal punto di vista della lingua troviamo una vivacità di base e una correttezza, complice una fluidità notevole. I dialoghi hanno un loro perché e i personaggi sono ben delineati, il lettore empatizza totalmente con loro. 

Un plauso al lavoro di documentazione, fatto con scrupolo e passione, unito a numerose idee e trovate che sono indice di una buona creatività. Un autore da tenere d'occhio: la penna può crescere!

Per concludere
"Acero e acciao" è un romanzo così ricco di elementi, al punto che la trama risulta dispersiva. La prevedibilità è risollevata dalla penna lieve e vivace che racconta divertendosi e facendo divertire il lettore/la lettrice. Bei personaggi, ho apprezzato il lavoro dell'autore sulla parte documentale. Una penna promettente.  

L'autore: Paolo Santaniello
Paolo Santaniello, nato a Caserta nel 1975, è docente “contrastivo” di matematica in un liceo della provincia di Napoli. Ama il cinema, la letteratura, i giochi, i diritti civili e il libero pensiero. "Acero e Acciaio" è il suo primo romanzo.

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