mercoledì 28 dicembre 2022

"Il tram di Natale" di Giosué Calaciura: una favola contemporanea che racconta la povertà

Si parla poco di povertà e quando lo si fa, è sempre con un tono pietistico che rasenta lo slogan. La povertà, "gli ultimi", diventano i protagonisti di una favola contemporanea che, nella crudezza della rappresentazione, si carica di elementi quasi magici. Il tutto avviene grazie a un bambino che viene trovato sul tram 14. Un miracolo che raduna persone trasfigurate dalle difficoltà della vita. Da lì, il racconto di tante esistenze travagliate, quelle persone che ignoriamo per strada e che combattono per la sopravvivenza. Ecco la recensione de "Il tram di Natale" (Sellerio editore Palermo) di Giosué Calaciura, giornalista, collaboratore per Rai Radio3 e per varie riviste e giornali, nonché scrittore con un'importante produzione letteraria all'attivo.


"Il tram di Natale": la trama
Un tram, che si fa immaginare come isola di luce nel buio della notte di Natale, viaggia nell'estrema periferia. Dentro porta un mistero, fragile e abbandonato. Salgono povere persone che hanno finito la giornata. La prostituta deportata dall'Africa, il suo disgraziato cliente, il clandestino che vive di espedienti, l'artista vinto dalla malattia, l'infermiera assediata dalla solitudine, il ragazzo che non riesce a mettere insieme la cena per la compagna e la figlia. Vanno verso la notte di vigilia che li aspetta, o che semplicemente non li aspetta. Ciascuno porta con sé, nei pensieri, nel ricordo, sul corpo, una storia diversa e complicata, che parla di loro stessi e di altri, ma pur sempre impastata di impotenza e di rabbia. Ma quel mistero gettato in fondo ai sedili, dietro la cabina dell'autista assuefatto all'indifferenza, li raccoglie tutti insieme, come un presepe viaggiante, miraggio di salvezza. Per quanto ognuno di loro senta che non c'è salvezza fuori da quel tram di Natale. Nella sua prosa fortemente lirica, che ha la capacità di modularsi ai momenti del racconto, quasi di musicarli, Giosuè Calaciura con gli strumenti della letteratura ci restituisce l'urgenza, la profondità e le contraddizioni del nostro tempo. Alla Dickens (il cui "Canto di Natale" questo racconto apertamente richiama), senza timidezze nel mettersi decisamente dalla parte della denuncia e dell'impegno.

La recensione
Ci sono una prostituta e il suo cliente, un cameriere, William, i Volontari della Patria, un mago, un'infermiera, un ragazzo in cerca di soldi. E poi, un bambino. La location: un tram in movimento per l'ultima corsa della sera. La Vigilia che tanta attesa crea, in questo luogo e con questi personaggi acquisisce tinte meno sfolgoranti; anzi, la magia del Natale si esaurisce davanti allo sfilare di un'umanità svilita. Un'umanità sfruttata che in una bancanota da 5 euro trova un motivo di vita; un'umanità che rappresenta in modo emblematico la vita, senza edulcorazioni ma con un lirismo che enfatizza le difficoltà. Un'umanità che, improvvisamente, si trova su un'isola avulsa dalle dinamiche ordinarie della società; da qui lo straordinario che scaturisce come un incanto.

La trama scivola perfetta, diventando il contenitore di diverse storie, tutte radunate intorno al ritrovamente di un neonato; una natività che fa dimenticare le patinature e gli slanci consumistici, per arrivare al succo. Ritroviamo il senso del Natale, ovvero la nascita di un bambino che rappresenta il miracolo della vita, insieme al passaggio che nel solstizio d'inverno trova il culmine. Troviamo il bambino, Gesù, che rappresenta la speranza di una redenzione dal male. Qualcosa che stiamo dimenticando, forse.

Non ci sono intenti didascalici; l'autore evoca radici che si cercano di dimenticare (o è l'impressione) mettendo al centro personaggi che solitamente non rientrano nei gusti del grande pubblico. Nessun influencer, nessuna fuffa-social: si racconta di non-famosi e della non-carità che spesso ricevono, di una fame placata a fatica, della sussistenza vista con disprezzo dai vincenti che sono gli sfruttatori, ipocriti al punto da riempirsi la bocca con parole buoniste e con il concetto di inclusività e accettazione

La prosa dell'autore, si dice sopra, è lirica. Non scava nel torbido, né nel pietismo, ma riesce a raccontare con concretezza e lucidità ogni evento caricandosi di elementi evocativi forti. Il tutto con una semplicità che sembra far propria le lezioni pascoliane e a un verismo che non risparmia colpi.  La trama, essenziale ma esauriente, racchiude una coralità ben articolata.

Per concludere
"ll tram di Natale" è una narrazione concreta e lirica, da una penna notevole, compiuta incentrata sugli "ultimi" di una società piena di contraddizioni e ipocrisie, che nel ritrovamento di un bambino trovano ragioni di vita e di meraviglia.      

L'autore: Giosuè Calaciura
Giosuè Calaciura è nato a Palermo nel 1960. Giornalista, collabora con Rai Radio3, scrive per quotidiani e riviste. I suoi racconti sono apparsi in diverse raccolte, tra queste "Disertori" (Einaudi, 2001), curata da Giovanna De Angelis, e "Luna nuova. Nuovi scrittori dal Sud" (Argo, 1997), a cura di Goffredo Fofi. Tradotto all’estero, ha pubblicato i romanzi: "Malacarne" (1998), "Sgobbo", Premio Selezione Campiello (2002), "La figlia perduta. La favola dello slum "(2005), "Urbi et Orbi" (2006) "La penitenza" (2016), e il saggio "Pantelleria, l’ultima isola" (2016). Con Sellerio: "Bambini e altri animali" (2013), "Borgo Vecchio" (2017), "Il tram di Natale" (2018) e "Io sono Gesù" (2021).


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