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mercoledì 9 giugno 2021

RECENSIONE/RIFLESSIONE - "Oltre l'abisso" di Elisabetta Tagliati: un viaggio iniziatico dal sapore magico

Non è un libro che si legge a cuor leggero, ma di certo la scrittura zampilla come uno dei corsi d'acqua che ritroviamo, data anche l'ambientazione della storia: il Benaco. Qui sorsero, a partire dal Medioevo, insediamenti celtici dediti a culti pre-cristiani in cui la connessione con la natura diventa fortissima. Tra magia e iniziazione, entriamo nei pensieri della protagonista, Bethel, raccontata in "Oltre l'abisso" (Pluriversum Edizioni) di Elisabetta Tagliati (leggi l'intervista, clicca qui).

"Oltre l'abisso": la trama
Bethel è protagonista in prima persone di un'iniziazione mistica in cui si trova improvvisamente divisa tra due uomini, Vessagh e Makena, rispettivamente espressione del sentimento passionale e del sentimento che consente la stabilità. La donna si trova a fare i conti con se stessa e con forze che travalicano la sua volontà di capoclan; in questo percorso dovrà conoscere e affrontare l'abisso, il lato oscuro che si concretizza in un luogo analogo, banco di prova che diventa l'espressione della magia che parte dal nostro intimo; magia di cui Bethel è culla e matrice sempre più consapevole.

La recensione

 "Oltre l'abisso" ha molti elementi del fantasy tradizionale, a tratti ci rammenta la scrittura e i temi di Marion Zimmer Bradley, ma non ha una trama strutturata secondo le indicazioni editoriali canoniche. Come anticipato, più che di un romanzo, si tratta infatti di una narrazione d'iniziazione, in cui la protagonista spalanca le porte del proprio io interiore, dei conflitti che la avvincono e che mettono in rilievo anche le fragilità.

Bethel, voce narrante e protagonista, si sbottona senza falsi pudori. Pur essendo investita di una forte autorità in quanto capoclan, mostra le fratture dell'anima, attraverso diversi momenti monologici. Bethel è la donna che si trova invischiata nelle dinamiche di un patriarcato che la lega ai suoi doveri muliebri. Ella è compagna, moglie, oggetto poi di vituperio legato al timore posto nei confronti dei suoi poteri in fasi di crescita; è madre che deve far fronte alle preoccupazioni legate a tale ruolo. Il suo continuo interrogarsi, le insicurezze alternate all'esercizio delle sue facoltà, ne delineano un ritratto femminile straordinario, in bilico tra quella paura che la rende così umana e delicata e quel coraggio che nasce dal fuoco dell'amore, ora, dalla magia che la rende unica. 

Proprio Bethel è il centro di tutto, pur essendo succube di disegni superiori - come accade per altri -, la troviamo esercitare la sua volontà, talvolta debole, più spesso di ferro.  In lei si realizzano i cicli karmici che non appartengono solo al Buddhismo, ma anche ai credo più antichi, in cui la ciclicità della natura si riflette nel vissuto umano, tra azioni e reazioni sempre interconnesse.

Ed è proprio il rapporto con la natura, un altro aspetto centrale. Quella natura che può diventare un nemico devastante, ma che è prima di tutto alleata, laddove vi entriamo in connessione. Una riflessione molto attuale, per oggi. Stesso discorso, quando si parla di amore e di creatività: armonia e relazioni karmiche sono basilari nello scorrere del tempo.

Da un punto di vista tecnico e stilistico l'impressione è che l'autrice abbia veramente trascritto una situazione da lei dichiarata come sognata, ma che noi percepiamo come frutto di una sorta di richiamo ancestrale. La fluidità che caratterizza lo stile, molto scorrevole e corredato da termine anche altisonanti ma non astrusi, fa pensare a una scrittura "di getto" ma successivamente disciplinata.
Non siamo di certo di fronte al classico romanzo, anche se la trama è presente e ci sono slittamenti di punti di vista poco ponderati, ma che hanno un senso nel contesto del narrato di Bethel; ma a prevalere sulla trama è l'introspezione, il racconto dell'anima, il viaggio iniziatico carico di elementi esoterici.

L'esoterismo è un aspetto affascinante che satura lo scritto di energie forti, che avvincono i lettori appassionati al tema. Si fa riferimento alle Rune, agli dei di un pantheon ormai lontano; ma anche alla trascendenza della natura, poi recuperata dal movimento romantico, e a oggi oggetto di priorità e leciti allarmi.

Per concludere
"Oltre l'abisso" è un viaggio d'iniziazione intriso da una forte spiritualità. Può piacere a chi è sensibile ai temi dell'esoterismo e della trascendenza e a chi ama immergersi in un'anima che scava nel profondo. Una profondità che abbiamo accantonato, insieme al rapporto con  la natura. Tecnicamente ha diverse pecche perché si tratta di un libro scritto con una particolare finalità, lontano dallo stilema del bestseller; ma tali "pecche" possono essere il punto di forza e la peculiarità della vicenda. Un lavoro notevole e fuori dal coro.

Per conoscere Elisabetta: leggi l'intervista, clicca qui.

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