"Romanzo siciliano - Storie d'amore di veleni e d'allegrie": sul libro
"Certo dal 1984, anno della prima pubblicazione delle prime due parti di questo romanzo, molti anni sono trascorsi e molto (almeno sembra) ci separa e allontana dalla realtà di quegli anni, pieni di attentati, rivolte operaie e studentesche. Sembra davvero che la mafia abbia infine conquistato totalmente il potere e sieda silenziosa fra i banchi della politica e laddove gli affari prosperano. Le guerre proseguono, ma rifletto che nessun attentato potrà finora essere paragonato a quello del 1992. 1000 chili di tritolo per uccidere un solo uomo, Giovanni Falcone e qualche centinaio di metri di asfalto divelti." (L'autore)
La recensione
In questo romanzo c'è un intero paese. Un paese che, come già sostenuto da Tomasi di Lampedusa in quel capolavoro che è "Il gattopardo", persiste nel proprio immobilismo. Leggendolo ci si accorge che, pur negli avvicendamenti storici, nulla è veramente cambiato. Questo malgrado le manifestazione, i dolori, le visioni, i propositi che lo hanno attraversato. Questo malgrado le azioni di intellettuali come il protagonista; intellettuali che resistono a modo loro, ma che poi si scontrano inevitabilmente con un sistema granitico che non si smuove di un passo.
Marco, il protagonista, percorre il labirinto di usanze, fino al culmine storico, la morte di Falcone che lo mette di fronte alla propria impotenza. Da lì, il ripiego sulle storie, quelle che non mutano e, soprattutto, quelle immortali che sembrano non pestare i piedi a nessuno, grazie all'amore, sentimento che muove l'essere umano e che può allontanare dalle dinamiche del potere.
Ci sarebbe da scrivere un papiro su questo romanzo, un'analisi che porterebbe a trarre amare conclusioni; eppure c'è qualcosa che continua a brillare. Una piccola luce che nella scrittura dell'autore si esplica. La poesia rientra a pieno titolo nella prosa, la plasma, lasciando zone franche che portano il lettore ad attraversare soglie inattese di consapevolezza. Una scossa mentale che ci riporta al cuore, anche quando si consuma un certo orrore nell'infanzia e nella prima gioventù del ragazzo.
L'oro luccica per coprire il fango. Corruzione, raccomandazioni raccontate con un tono leggero, quasi parodistico, anche se il retrogusto resta amaro; silenzi che si riempiono di peccati santificati, violenze che si consumano ma anche la scoperta di altro. La brutalità trova l'amore, Marco vive la sua formazione in modo travagliato, avvitando le parole e le situazioni su se stesse. C'è la passione che brucia, intensa, diventando un'altra forma di brutalità piena di poesia. Ossimori umani che si esplicano, calati nel contesto di una storia che incontra l'individuo. L'essere umano resta il puntino di un sistema da cui non può sfuggire. E l'unica certezza sembra davvero l'amore, la libertà che possiamo coltivare dentro di noi. E, ancora, la musica, l'arte, aspetti imprescindibili.
La penna di Beppe Costa attraversa registri e stili diversi, è letteratura e cronaca, un'amalgama che ci porta a uno sperimentalismo mai stucchevole. Niente di lineare, la trama è un filo che a volte si spelacchia ma che ci riporta soprattutto all'irregolarità della vita, di un flusso di coscienza contemporaneo che gioca con i livelli temporali. Il poeta che ama le donne, manifesta ancora una vena romantica, malinconica, unica salvezza per un idealista che non può cambiare nulla. Lo scrittore, il poeta resiste, la parola è la sua unica arma, costretta a volte alla resa. Più spesso all'amore.
Per concludere
L'oro luccica per coprire il fango. Corruzione, raccomandazioni raccontate con un tono leggero, quasi parodistico, anche se il retrogusto resta amaro; silenzi che si riempiono di peccati santificati, violenze che si consumano ma anche la scoperta di altro. La brutalità trova l'amore, Marco vive la sua formazione in modo travagliato, avvitando le parole e le situazioni su se stesse. C'è la passione che brucia, intensa, diventando un'altra forma di brutalità piena di poesia. Ossimori umani che si esplicano, calati nel contesto di una storia che incontra l'individuo. L'essere umano resta il puntino di un sistema da cui non può sfuggire. E l'unica certezza sembra davvero l'amore, la libertà che possiamo coltivare dentro di noi. E, ancora, la musica, l'arte, aspetti imprescindibili.
La penna di Beppe Costa attraversa registri e stili diversi, è letteratura e cronaca, un'amalgama che ci porta a uno sperimentalismo mai stucchevole. Niente di lineare, la trama è un filo che a volte si spelacchia ma che ci riporta soprattutto all'irregolarità della vita, di un flusso di coscienza contemporaneo che gioca con i livelli temporali. Il poeta che ama le donne, manifesta ancora una vena romantica, malinconica, unica salvezza per un idealista che non può cambiare nulla. Lo scrittore, il poeta resiste, la parola è la sua unica arma, costretta a volte alla resa. Più spesso all'amore.
Per concludere
"Romanzo siciliano" racconta l'Italia e noi; racconta la fatica del resistere, il malcostume, il clientelismo, la mafia, il cambiamento che non avverrà mai, la vittoria di qualcosa di più forte, che schiaccia quando non uccide. Così non ci resta che l'amore.
Blog Beppe Costa: https://beppe-costa.blogspot.com/

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