Astrid indossava il cappottino, bianco come il fiore che teneva in mano. Non era rosso come quello della bambina del film. I grandi occhi azzurri si persero oltre il filo spinato. Oltre la prigione da cui spirava un odore di desolazione.Una mano la distolse dalla contemplazione. Sollevò lo sguardo: dal basso, papà sembrava un gigante. La barba lo rendeva ancora più vecchio e, se non fosse stato per gli occhi limpidi e sinceri, non avrebbe mai pensato a lui come a un bambino.
In fondo per i figli i papà non sono mai stati bambini e le mamme bambine.
(Foto di Rdt).
(Di Roberta De Tomi)
Astrid della memoria: il racconto continua
"Lo sai che la bisnonna è stata qui? Lei è volata in paradiso che era una ragazza. E il nonno era neonato e si è salvato grazie a qualcuno che l'ha nascosto."
Astrid lo fissò, seria. "Anche Awinita è morta. Ma era una bambina."
"Chi è Awinita?"
"Cerbiatto, la figlia degli Indiani. Anche Azat, piccolo armeno. Oleksandra di Holodomor. Vibol della Cambogia, Danica figlia di Bosnia. E altri."
"E chi sono?"
"Amici di nonna. Ma di altri paesi. Bambini che non ci sono più."
Papà la guardò sorpreso. "Come fai a conoscere questi nomi?"
"A scuola ne abbiamo parlato. Solo che io non ho capito una cosa."
Papà accarezzò la cuffia con il ponpon che proteggeva la testolina, una foresta di ricci ramati.
"Che cosa, piccola?"
"Perché non lasciano giocare i bambini? La morte è per i grandi. Per chi diventa vecchio. A volte sembra che per voi grandi sia un gioco. Ma la morte non è un gioco!"
Una lacrima solcò la guancia del padre. La asciugò subito e sorrise alla piccola.
"Dovremmo giocare tutti, piccola. Non con la morte. Con la vita."
"E poi dimentichiamo anche i giochi, quando cresciamo. E ridiamo meno e con il cuore più pesante" rincarò, Astrid.
Il papà si abbassò su di lei. "Noi abbiamo la memoria corta."
Astrid lo fissò, seria. "Anche Awinita è morta. Ma era una bambina."
"Chi è Awinita?"
"Cerbiatto, la figlia degli Indiani. Anche Azat, piccolo armeno. Oleksandra di Holodomor. Vibol della Cambogia, Danica figlia di Bosnia. E altri."
"E chi sono?"
"Amici di nonna. Ma di altri paesi. Bambini che non ci sono più."
Papà la guardò sorpreso. "Come fai a conoscere questi nomi?"
"A scuola ne abbiamo parlato. Solo che io non ho capito una cosa."
Papà accarezzò la cuffia con il ponpon che proteggeva la testolina, una foresta di ricci ramati.
"Che cosa, piccola?"
"Perché non lasciano giocare i bambini? La morte è per i grandi. Per chi diventa vecchio. A volte sembra che per voi grandi sia un gioco. Ma la morte non è un gioco!"
Una lacrima solcò la guancia del padre. La asciugò subito e sorrise alla piccola.
"Dovremmo giocare tutti, piccola. Non con la morte. Con la vita."
"E poi dimentichiamo anche i giochi, quando cresciamo. E ridiamo meno e con il cuore più pesante" rincarò, Astrid.
Il papà si abbassò su di lei. "Noi abbiamo la memoria corta."
La piccola si guardò le mani. Fece un sospiro, gli occhi due cieli in un viso.
"Papà, come smettiamo di fare le guerre grandi, se ogni giorno le facciamo piccole?"
"Papà, come smettiamo di fare le guerre grandi, se ogni giorno le facciamo piccole?"
La guardò ancora più sorpreso. Quanta saggezza nelle parole dei bambini.
Alla fine rispose:"Gli esseri umani, specie adulti, sono come la Fata Smemorina di Cenerentola. Solo che lei aiuta con la magia. Gli uomini, invece, se possono, la magia la usano per fare del male."
Astrid posò il fiore a terra, poi guardò dritto davanti a sé.
"Ciao nonna... come si chiamava?"
"Astrid. Come te."
"E io non la dimenticherò mai nonna-che-si-chiamava-come-me. E non dimenticherò gli altri. E da grande voglio vedere i bambini giocare e gli adulti giocare con i bambini. E che tutti smettono di farsi la guerra ogni giorno. Tutti si aiutano. E così non ci saranno più le guerre grandi."
Alla fine rispose:"Gli esseri umani, specie adulti, sono come la Fata Smemorina di Cenerentola. Solo che lei aiuta con la magia. Gli uomini, invece, se possono, la magia la usano per fare del male."
Astrid posò il fiore a terra, poi guardò dritto davanti a sé.
"Ciao nonna... come si chiamava?"
"Astrid. Come te."
"E io non la dimenticherò mai nonna-che-si-chiamava-come-me. E non dimenticherò gli altri. E da grande voglio vedere i bambini giocare e gli adulti giocare con i bambini. E che tutti smettono di farsi la guerra ogni giorno. Tutti si aiutano. E così non ci saranno più le guerre grandi."
"E come si chiamerà questo gioco?"
"Il gioco della pace. Il gioco della bontà. Ma per giocare bisogna avere una memoria bella."
Prendi una giornata: #Giornata della Memoria.
Altre parole chiave: fiore, bambini, gioco, pace, vita.
Ecco il racconto.
"Il gioco della pace. Il gioco della bontà. Ma per giocare bisogna avere una memoria bella."
Prendi una giornata: #Giornata della Memoria.
Altre parole chiave: fiore, bambini, gioco, pace, vita.
Ecco il racconto.
(Di Roberta De Tomi)

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