"VERO. Il romanzo di Marco Aurelio" entra nella vita di lettrici e lettori in un momento storico decisamente critico (e sto usando un eufemismo). La politica internazionale - e di riflesso le politiche interne - sembra non fornire soluzioni incoraggianti; accanto, l'evoluzione tecnologica dell'IA sta portando non pochi grattacapi e la sensazione di camminare su un filo sospeso. Un'umanità in bilico o, più semplicemente, trasformazioni inevitabili che costringono a rimettersi in discussione; anche se il concetto di etica pare sempre più importante, nel suo essere accantonato.
"VERO" è un suggestivo ritratto, tra politica e umanità. Struggente, affascinante, un tuffo nella Storia che ci riporterà inevitabilmente a oggi, al nostro mondo, a noi...
Ecco la recensione.
"VERO. Il romanzo di Marco Aurelio, l'imperatore filosofo": la trama
La storia di Marco Aurelio si apre nel 128 d.C., per poi dipanarsi mostrando le diverse tappe che l'hanno portato a diventare Imperatore nel 161, prima con la coreggenza assieme a Lucio Vero, fino al 169, per poi nel 177 associare al trono il figlio Commodo. La narrazione tocca diversi aspetti del ruolo assunto, mostrando le difficoltà, ma anche le peculiarità del sovrano di cui emerge il pensiero e un ritratto personale tanto travagliato, quanto intenso.
Per un ulteriore approfondimento del focus: clicca quiLa recensione: Marco Aurelio, tra etica e politica, un sovrano illuminato
“Non ci si può immergere due volte nello stesso fiume. Il letto in cui scorrono le acque non cambia, ma i flutti che lo attraversano, tutto ciò che viene trascinato via, la conformazione stessa delle onde non saranno mai simili all’istante precedente. Questa è la vita e, per quanto sia difficile capirlo, bisogna rassegnarsi e subirne la costante mutevolezza nell’apparente immobilità.”
Con questo incipit “VERO. Il romanzo di Marco Aurelio” apre già un profondo squarcio nel ritratto che Franco Forte fornisce del suo protagonista. Non troviamo un imperatore colto su un campo di battaglia, in un momento fatale; oppure in un apice di trionfo che presagisce alla fine; nemmeno, una qualsiasi situazione degna di un kolossal spettacolare. Nulla di tutto questo: l'incipit, focalizzato sul pensiero, ci fa entrare nello spirito dell'imperatore-filosofo e le tre figure che appaiono, ci riportano al senso della vita, di un'intera vita. Riflessione e malinconia, aspetti che fanno pensare a un sostanziale immobilismo, laddove in realtà l'animo è un mobilissimo motore di eventi.
Eraclito, Seneca ed Epicuro ci indicano una via, mentre la vita scivola inesorabile e gli eventi entrano in conflitto con il sentire. La vita di Marco Aurelio è un conflitto costante che dall'anima porta alla vita, sul finire declinante come l'epoca al tramonto qui narrata.
Il conflitto tra il proprio essere e i doveri sociali, tra un amore cui Vero è costretto a rinunciare per le ragioni di Stato e quello imposto. Educazione umana, politica e sentimentale vanno di pari passo, con l'inevitabile scoperta di sé; una scoperta che non si accompagna a una visione compiaciuta o edonistica, ma che apre nuovi squarci nel protagonista.
La profondità di pensiero del futuro Cesare, la sua spiccata sensibilità, sembrano contrastare inizialmente con le necessità dell'Impero e con ogni visione virile. Marco Aurelio non è un uomo d'azione, questo è il suo limite, e da qui nasce la coreggenza con Lucio Vero, che rappresenta il suo opposto, ma anche colui che compensa le lacune "fisiche". Le scelte politiche mostrano una visione estremamente aperta, andando ben oltre i machismi che ad esempio contraddistinguono i regimi totalitari. E in effetti il romanzo apre proprio a questo aspetto: a una politica capace di scelte non connesse a pregiudizi, in questo caso di potrebbe dire di genere; una politica che cerca di abbracciare la complessità degli assetti geopolitici, in contrasto con l'incalzare di popoli "barbari", mentre il cristianesimo inizia a diffondersi, rappresentando un pericolo.
L'azione non è mai contraria alla cogitazione, l'etica diventa un aspetto pregnante del governo. Nel corso della narrazione le guerre sono costellate da perdite, le carestie e le pestilenze entrano nell'orbita del vivere umano, sconvolgedolo. L'etica non può contrastare le contingenze esterne e l'ineluttabile svolgersi della vita umana, e Marco Aurelio svolge il proprio ruolo cercando di non essere travolto da tale ferocia, pur facendo avvertire nel lettore il suo senso di impotenza rispetto agli accadimenti; ma gli eventi esterni non cambiano l'essenza, né i valori ferrei dell'uomo-imperatore. Scelte inoppugnabili si basano su una coerenza di fondo, su quell'etica che fonda il suo governare "giusto".
Nella figura di Marco Aurelio, ci sono anche l'amore, il dolore per la perdita dei figli, in particolare maschi, con l'impressione di una cattiva sorte incombente. Ci sono la passione, le umane contraddizioni date dai sentimenti. Nel romanzo le scelte necessarie, anche difficili, hanno una base stoica e l'interesse non scaturisce da opportunismi. Da qui si aprono riflessioni cruciali e molto attuali su scelte politiche che si basano non sul bene comune, ma sul fare gli interessi di determinati gruppi.
Vero è proiettato al bene, per quanto possa essergli possibile.
Con una penna limpida e attenta ai dettagli, anche quelli eruditi resi in modo immediato Franco Forte ci restituisce un ritratto potente e intimo, ma mai disgiunto dalla res publica, inserendolo in un quadro storico scandito con precisione dal punto di vista cronologico. Filosofia e narrazione si intrecciano in modo compiuto, con un afflato epico in cui gli elementi seguono un filo privo di sbavature. La scelta di non cadere nell'operazione agiografica fine a se stessa risulta vincente e in accordo con lo spirito del personaggio che qui emerge in tutta la sua potenza, fragilità inclusa.
Per concludere
"VERO. Il romanzo di Marco Aurelio, l'imperatore filosofo" è un ritratto toccante e totalmente credibile, in cui è possibile trovare connessioni con l'attualità, nella ricerca di un'etica che nei governi sembra disperdersi, insieme a un'umanità che pare sempre più disorientata. Una lettura che ricorda come il passato non sia così lontano nelle pratiche e nelle visioni, ricordando come la conoscenza possa essere un viatico contro la brutalità, nell'accettazione degli eventi inevitabili che la vita ci riserva, ma anche nella possibilità di non lasciarsi travolgere dagli stessi."VERO" è un suggestivo ritratto, tra politica e umanità. Struggente, affascinante, un tuffo nella Storia che ci riporterà inevitabilmente a oggi, al nostro mondo, a noi...
Sito web di Franco Forte: clicca qui



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