giovedì 7 maggio 2026

"La torre che canta" di Fernanda Romani: tra leggenda e sensualità, un'ottima penna tra fantasy e romance

Quante volte abbiamo sognato di viaggiare nel tempo, magari per esplorare un'epoca che ci ha affascinato, o per toccare con mano i luoghi delle leggende che hanno segnato l'immaginario collettivo? Pensate a uno studente, un ragazzo come tanti, dei nostri giorni, abituato quindi alla tecnologia, e improvvisamente catapultato in un mondo completamente diverso. Senza telefoni, senza comodità. Sarebbe davvero così affascinante? O forse si scoprirebbe risorse che noi umani non avremmo mai immaginato d'avere? E chissà quali incontri appassionanti ci potrebbero svoltare la vita e restare impressi nel cuore (e non solo)...
Per queste e altre ragioni vale davvero la pena di leggere "La torre che canta" (Self) di Fernanda Romani.


"La torre che canta": la trama

Tristan, studente universitario, è entusiasta dell'idea del suo amico Alexander Merlin, aspirante druido, di passare a Stonehenge la notte dell'equinozio di primavera per un esperimento magico.
L'incantesimo riesce: la Torre-che-canta è davanti ai loro occhi, splendida emanatrice di armonia.
Quando Tristan ci cade dentro, però, l'entusiasmo scema, lasciando il posto a un vago senso di inquietudine.
Uscito dalla torre, il giovane scopre con terrore che il mondo dov'è arrivato non è il suo.
O, forse, non lo è ancora.
Mentre si guarda attorno incontra Mador, abiti medievali e sorriso sensuale. Il nuovo venuto potrà aiutarlo a tornare a casa?
E... Un momento! Cosa ci fa lì un certo Merlin?
L'epoca di re Arthur non era una leggenda?

La recensione: un viaggio sulle tracce di re Artù

La torre che canta, un dispositivo dell'altrove: in questo blog trovate l'argomento qui. Fernanda Romani lo attiva perfettamente, configurando la linea di demarcazione tra il mondo ordinario da cui proviene Tristan (quello moderno con tutto l'high-tech possibile) e quello straordinario di Mador e Merlin ("retrò", dove il pc nemmeno era concepito come possibilità!). E da qui parte il nostro Eroe: da questo nuovo mondo in cui sembra un pesce fuor d'acqua; e come un pesce abbocca a un amo che irretisce anche chi legge.

Gradualmente il nostro Tristan entra nell'orbita del passato che ha potuto solo conoscere tra le pagine dei libri, si lascia trascinare in un'avventura che lo vede uscire da qualsiasi confine di sicurezza. Sentimento e intrigo si intrecciano in un crescendo di eventi in cui lui arriverà a fare la sua parte, in modo sorprendente.

In tutto questo, troviamo l'ambientazione di Stonehenge, che ci fa respirare le atmosfere di leggende e celebrazioni druidiche. Artù si staglia su questo sfondo, una mitologia che assume connotazioni "carnali" (e non lo dico a caso). 

I personaggi sono ben delineati e, considerando come il perno attorno al quale si sviluppa la vicenda, è il rapporto tra Tristan e Mador a dare impulso al resto dell'intreccio. 

Una curiosità: il canto che ne "Le cronache di Narnia" ha un potere creativo, anche in questo caso si configura come un elemento che in sé racchiude un potere ragguardevole, connesso al tempo.

La scrittura, meticolosa per l'accurattezza nella resa di dettagli, dosa il ritmo con sapienza, creando un'avvincente miscela narrativa dove leggenda e sensualità si intrecciano, senza mai stridere. Fernanda Romani dà un'ottima prova di scrittura e ci trascina nelle dimensioni di un sogno in cui ritrovarsi.

Per concludere: La torre che canta

Un'ottima penna ci riporta in un'epoca lontana, mettendoci nel bilico di passione e avventure, al contempo recando dati ed elementi attendibili. 

L'autrice: Fernanda Romani

Autrice di storie di genere fantastico.

Leggi qui i suoi libri: Amazon.it: Fernanda Romani: libri, biografia, ultimo aggiornamento 


Recensione di Vic





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