Con Raymond Queneau arriva l'occasione per mettersi in gioco, lavorando sullo stile e rispolverando qualche figura retorica. Lewis Carroll docet (e altri lo dicono): la creatività, l'intelligenza che si diverte e che il politicamente corretto ha appiattito, tornano in pista.
E gli allievi si divertono, sulla scia dell'edizione che presenta la traduzione a cura di Umberto Eco. Ecco "Gli esercizi di stile" (Einaudi Editore).
Buon divertimento.
La trama: sull'autobus
Siamo a a Parigi, anno non definito: il protagonista, un giovane uomo si lamenta delle spinte che subisce sull'autobus pieno, nell'ora di punta.Appena un posto si libera, lo occupa. Passano due ore e chi narra rivede il passeggero alla Gare Saint-Lazare con un amico, che gli consiglia di aggiungere un bottone sulla sciancratura del soprabito, laddove manca.
99 versioni? Come?
Una trama banale e la domanda sorge spontanea: come ha lavorato l'autore?Queneau ha proposto diverse versioni della situazione: enigmistiche (permutazioni, anagrammi etc), retoriche (litoti, metafore, etc), gerghi o lingue maccheroniche (francesismi, volgari etc) e varianti testuali (dialoghi, temi, sonetti).
Essere scrittori vuol dire... la clamorosa scoperta!
E qui emerge lo scrittore, quello vero. Perché per fare lo scrittore bisogna saper fare una cosa. Stare sui Social? Fare il prezzemolino? Quella è promozione e ok.Ma essere scrittore è...
Scrivere. Padroneggiare le tecniche. Mettersi in gioco, spaziare.
E quante penne lo sanno fare e sanno scrivere in uno stile che non sia solo il loro?
"Esercizi di stile" è un bel saggio, che ci fa riscoprire il vero significato dell'essere scrittori. Le vostre opinioni sono un dettaglio. Imparate a scrivere.
Ci fai qualche esempio?
Certo.
1) "E smettila di spingere"
L'uomo lo guarda allibito.
"Ma veramente è la gente che spinge e quindi anche io ti spingo."
"Sì, di questo passo, sarò io quello che spingo."
Il tipo, ventisei anni, un cappello che sembra una pagnotta floscia sulla testa, da cui pende una cordicella, sostituta del nastro, è fuori dai gangheri. Il collo è così lungo che sembra quello di un cigno, nero nel suo caso, tanto è sgraziatamente sgradevole.
L'autobus inchioda, il vicino fa leva sul suo baricentro, non lo sfiora, ma il giovanotto inveisce contro di lui, paonazzo in viso, mentre alcuni passeggeri scendono. Un posto libero, il vicino non si azzarda a prenderlo, così è l'altro che se lo accaparra. Per lo meno non brontolerà più.
Il bus della linea S si svuota, scendo alla mia fermata, faccio le compere che devo fare e raggiungo la Cour De Rome. Strizzo gli occhi incredula e lo vedo, davanti alla Gare Saint Lazare: il cigno nero.
Un tizio, vicino a lui, forse un amico - sempre che il cigno nero possa avere degli amici - gli indica all'altezza della sciancratura.
Gli manca un bottone. Ecco perché era nervoso!
2) Cour De Rome, Gare Saint Lazare.
No, non è possibile. Lo vedo, accanto a lui e l'amico gli dice: "Dovresti far mettere un bicchiere in più." Indica la sciancratura e allora realizzo che ho capito male. Non era il bicchiere, ma il bottone. Gli mancava un bottone al soprabito. Ma avrebbe potuto essere un bicchiere, dato che il giovanotto si era comportato come un ubriaco fradicio; così tanto da travolgere il vicino con le sue maleparole, mentre intorno era uno spingi-spingi inevitabile. Per fortuna si era liberato un posto e il tipo si era precipitato a occuparlo. Il cappello gli era volato quasi via, ma lui l'aveva preso dalla cordicella che aveva al posto del nastro. Senza quel copricapo, il collo sembrava infinito, come quello di una giraffa ubriaca gracchiante. No, non aveva perso il bicchiere, lo aveva bevuto. Con il vetro, oltre che con il vino. E io un bottone non gliel'avrei dato manco se avesse avuto meno dei suoi ventisei anni. Si tenesse il suo soprabito così.
3) Freestyle
Ferma tuttonella massa non mi ci tuffo
ho il cappello afflosciato
con il nastro di corda ammorbato
dalla puzza della ressa
che la rabbia non mi è compressa
come un matto urlo al vicino
che mi guarda dal collo al piedino
mentre mi lamento a ventisei anni
del pienone che fa danni
sulla S trafficata
in quella giornata assolata.
Scendo e lo vedo poi
il simpatico curioso boy
mentre il mio amico giocondo
dice che ho un bottone a Macondo
che manca sulla sciancratura
del soprabito a prova di usura
al Cour de Rome io resto
per la Gare Saint Lazare io mi presto
a non tornare sulla linea S nefasta
che a casa mi aspetta un piatto di pasta
e il bottone da cercare
per la mia eleganza confermare.
4) Che maleducato!
Siamo tutti fissi come polli nelle stie e quel giovanotto se la prende con il vicino stoccafisso. Che poi, lui si sta facendo gli affari propri e deve sorbirsi le sue lamentele. Che ferocia, accusa e insulta, io quel cappello con la corda glielo farei ingoiare.Gnnicc... Certo che questo autista, dove ha imparato a guidare? Non l'ho mai visto sulla linea S...
Ah è la fermata, la gente scende e il lamentoso si fionda sul posto libero. Almeno la smette di prendersela con quel poveretto! Che poi quel poveretto mi pare uno che si fa mettere i piedi in testa. Mah.
E ora, devo scendere... Uff... forse me ne potevo restare sul bus... Ma... ma... è il tipo di prima! Non avevo notato... ma che collo ha? E il suo amico gli sta dicendo che gli manca un bottone al soprabito... sulla sciancra... la parte che si sagoma... quella roba lì.
In effetti l'avevo notato, ma se gliel'avessi detto, chissà come avrebbe reagito... Tiro dritto, meglio che riprendo il bus, sperando che non ci sia lo stesso autista!
Link: Esercizi di stile, Raymond Queneau. Giulio Einaudi editore - Super ET

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