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sabato 7 agosto 2021
RECENSIONE/RIFLESSIONE - "Il bambino che disegnava le ombre" di Oriana Ramunno: un criminologo, un bambino, un delitto tra gli orrori di Auschwitz
Quando leggo la parola Auschwitz, penso subito - credo, come quasi tutti - all'Inferno, ma ben lontano dall'esperienza dantesca. Questo perché, se per il grande poeta italiano il viaggio nell'averno è la tappa, pur terribile ma inevitabile, di una missione salvifica, per il campo di concentramento polacco il discorso si rovescia nel suo opposto. Auschwitz travalica il concetto di orrore stesso. Eppure, scavando al suo interno, troviamo sprazzi di umanità che mettono a nudo fragilità condannate dal regime nazista. Fragilità che tracciano i confini di un'umanità opposta al mito infallibile della razza ariana che si intende ergere sul trono del potere. Un'umanità che si nasconde e che emerge, disarmandoci, come accade nel romanzo "Il bambino che disegnava le ombre" (Rizzoli) di Oriana Ramunno. Un thriller storico che, partendo da un omicidio, apre agli intrighi che delineano sottotrame nascoste da quella grande trama che è la vita nel campo di concentramento.
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