"Negli ultimi tempi, leggo libri e noto un impoverimento linguistico. Tante parole ricorrenti e sempre più semplificate." Così emerge durante una chiacchierata informale con alcuni ex allievi, con cui si stanno progettando dei corsi. "A me piace conoscere nuove parole" si continua. Leggere consente di imparare cose nuove e di arricchire il vocabolario personale. Non a caso consiglio sempre agli allievi di avere un dizionario a portata di mano: per imparare termini nuovi, studiare i significati e non lasciare nulla al caso. Poi tra i social, si scorrono post di esponenti della "cultura" che sostengono che non conta l'italiano corretto, perché contano le persone. Dimenticando che esistono gli assistenti sociali e i professionisti che si occupano del benessere psichico delle persone. Dimenticando che prima degli eventi (importanti per la promozione) ci sono i libri, le storie, i componimenti che spesso incontrano i lettori fuori dalle vetrine virtuali e non. Ed è vero che le storie sono fatte di umanità, scritte da persone, ma la cultura non è una grande casa di accoglienza o una latrina emotiva. Senza grammatica non può esserci cultura, anzi, non possono esserci le culture.
La mia scrittura creativa è cultura: educazione, umanità ma anche e soprattutto talento. E non importa la simpatia, anche se l'empatia è importante: la bravura che merita deve emergere, rompendo le logiche dell'anticultura, di abbracci (falsi e oppostunistici) a favore del talento e del merito, svincolandoli dalla logica delle amicizie. Qualcosa di estremamente rivoluzionario, laddove i rivoluzionari che parlano di cambiamento si comportano esattamente come chi contestano, contribuendo in realtà al declino della cultura.
