Dopo aver lanciato il tesserino nel naviglio, Giovanni è rimasto inchiodato nella posizione di lancio, a fissare le acque che hanno ormai assorbito la notte.
Io resto in ascolto del bisbiglio che, dal basso, insinua una tranquillità che non mi appartiene. Mi entra dentro con lo sciabordio di una corrente tiepida.
Io e Ataru restiamo cristallizzati nel tempo di un gesto antico.
C'erano una volta.
Due sfigati.
Uno con gli occhiali.
L'altra con la faccia bloccata da una paresi. Fingevo sorrisi, per coprire la luce umida nello sguardo.
In mezzo c'era un muro che limitava i nostri contatti.
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lunedì 7 dicembre 2015
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