Ho visto una crepa, ieri pomeriggio. L'ho ricordata poco fa, quando mi sono accorta della lancetta dei minuti sul tre. Una linea che, dal centro della porzione del muretto di cinta più vicino alla pianta di Sambuca, raggiungeva i bordi dei mattoni. Mi sono fermata a guardare il vuoto, è come quando il tuo cervello si inceppa e tu ti incanti davanti a una luce immaginaria. Non è quella che s'infiltra tra le crepe, ma una sorta di proiezione in cui osservi i pulviscoli muoversi in una danza cosmica.
Ho avuto paura. Tutti l'abbiamo avuta, ma ognuno l'ha provata nel modo in cui declina lo scorrere del sangue nelle vene, in quel tremare che fa scivolare via gli oggetti dalle mani. Piatti che si rompono, li potresti ricomporre con la colla, il "Kitsugi" è un'arte. L'arte che mostra le crepe e non le nasconde. Non c'è vergogna nelle crepe.
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sabato 29 maggio 2021
martedì 29 maggio 2018
29 maggio 2012- 29 maggio 2018: La luce oltre le crepe (c'è)
Restano le crepe. Un milione di crepe. E da queste nessuna luce riesce a entrare (o a uscire). Sono stretti pertugi che si uniscono alla sommità dei ricordi di un'altra mattina di paura. La cosiddetta seconda scossa. Un salto improvviso della casa, l'attesa di un crollo che per fortuna non si realizza. La fuga che non si deve fare: ebbene, sono recidiva per il terrore, mentre tutto si scuote. E quando arrivo fuori e tutto si muove ancora e ancora, penso a chi è via. Sono sola, fino a quando tutto non si placa.
Fino a quando, passate diverse ore, non arriva una chiamata.
Un poeta amico con una proposta. Una luce, in mezzo a tanto buio, che mi porta ad attivarmi, malgrado tutto sia allo sbando.
Certezze, pareti assenti, notti insonni.
E, improvvisamente, la poesia intorno, ad abbracciare la speranza della ricostruzione.
Fino a quando, passate diverse ore, non arriva una chiamata.
Un poeta amico con una proposta. Una luce, in mezzo a tanto buio, che mi porta ad attivarmi, malgrado tutto sia allo sbando.
Certezze, pareti assenti, notti insonni.
E, improvvisamente, la poesia intorno, ad abbracciare la speranza della ricostruzione.
sabato 20 maggio 2017
E siamo qui a vedere l'alba - 20 Maggio 2012 - 20 Maggio 2017
Il termosifone vibra per alcuni interminabili secondi. Le palpebre scattano come una serranda automatizzata: mi sollevo sui gomiti, sprofondano nel cuscino. La luce entra dagli spazi franchi delle tapparelle abbassate, non ricordo più se è quella della luna o quella del lampione del mio dirimpettaio. L'unica certezza che ho si è esaurita lasciando però una scia d'inquietudine. La sensazione di qualcosa in arrivo. Mi stendo di nuovo, chiudo gli occhi, ma le ore successive sono scandite dai rintocchi di un dormiveglia confuso. Immagine sfocate si alternano a tremori interiori. Mi sveglio con la stanchezza tra le ciglia. Un'occhiata alla sveglia: il tempo sta rallentando il suo corso.
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