"Elena, sei pronta?"
Massimo alza la testa dagli sghiribizzi che continua a tracciare su un foglio.
"Che cosa proponi?"
Nervi tesi, muscoli guizzanti, sguardi intersecanti.
Sono passati cinque minuti ma è come se fossero passati secoli. E in quei secoli si sono proiettati i fotogrammi del mio passato. Sbronze, baci, passi insegnata alla Preside, la punizione summa per chi cerca ritmo e trova opposti capricci spolverati di gesso e pignoleria.
Al termine dei secoli, le parole arrivano.
"Parole a passo di Beat."
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sabato 24 settembre 2016
giovedì 21 luglio 2016
Copioni e altre magie
Tutto ebbe inizio da una sera... no, non voglio essere banale, il caro vecchio incipit sulla tempestosità mi riguarda soltanto se si tratta del cuore.
Il mio cuore è in tempesta e i miei pensieri sono la sabbia scagliata a tutta velocità da un vento imbufalito.
Sembrano passati secoli, in realtà sono passati pochi anni da quegli sproloqui dettati dall'irragionevolezza dell'amore.
"Fammi vedere quello che sai fare."
Il mio cuore è in tempesta e i miei pensieri sono la sabbia scagliata a tutta velocità da un vento imbufalito.
Sembrano passati secoli, in realtà sono passati pochi anni da quegli sproloqui dettati dall'irragionevolezza dell'amore.
"Fammi vedere quello che sai fare."
sabato 25 giugno 2016
Digressioni su altre gravità e paure dal 25 giugno 2009
"Dammi un attimo""Un attimo per cosa?"
"Per realizzare. Ho la tachicardia."
"Ma è quello che volevi no?"
"Per realizzare. Ho la tachicardia."
"Ma è quello che volevi no?"
domenica 5 giugno 2016
Elena virale: la Ragazza della Metro accanto
Osservo la replica del balletto che in altre occasioni avrei fatto soltanto in un posto. Nella mia camera, dentro a un armadio sigillato.
No. Impossibile. E' tutto un sogno e presto qualcuno mi lancerà uova e pomodorini marci direttamente in bocca.
"Elena" Lubiana mi prende per un braccio e mi scuote manco fossi Annabelle di pezza "Guarda la tivù!"
Un'occhiata scettica.
"Bah, è il solito tipo del telegiornale."
Dal volto compassato del conduttore brizzolato, l'obiettivo passa e si stringe sul movimento serpentino di due braccia. L'obiettivo si allarga sul mio volto.
No. Impossibile. E' tutto un sogno e presto qualcuno mi lancerà uova e pomodorini marci direttamente in bocca.
"Elena" Lubiana mi prende per un braccio e mi scuote manco fossi Annabelle di pezza "Guarda la tivù!"
Un'occhiata scettica.
"Bah, è il solito tipo del telegiornale."
Dal volto compassato del conduttore brizzolato, l'obiettivo passa e si stringe sul movimento serpentino di due braccia. L'obiettivo si allarga sul mio volto.
mercoledì 18 maggio 2016
Tacco-punta-punta-tacco
Un altro convoglio passa, sollevando una consistente massa d'aria. Mi lascia tra i capelli un'impronta di gelo, come la pressione di uno schiaffo sulla pelle.
Un altro schiaffo, anche se Lubiana non ha aggiunto altro.
Lei è immobile davanti a me. Splende come la diva photoshoppata di un poster patinato. Io invece sono la Cenerentola dei Noantri, la stella scialba risucchiata continuamente dai buchi neri della disistima.
Un altro schiaffo, anche se Lubiana non ha aggiunto altro.
Lei è immobile davanti a me. Splende come la diva photoshoppata di un poster patinato. Io invece sono la Cenerentola dei Noantri, la stella scialba risucchiata continuamente dai buchi neri della disistima.
sabato 30 aprile 2016
Lo schiaffo di Lubiana
"Io almeno ho il coraggio di inseguire i miei sogni."
Le parole di Lubiana mi arrivano come una serie di schiaffi che percuotono la linea di demarcazione tesa tra coscienza e ambizione.
Arretro, volgo le spalle a Lubiana. Qualcosa mi colpisce costringendomi a volgermi di nuovo. La rivista è a terra. L'arrivo di un convoglio provoca uno spostamento d'aria tra le pagine e il caso ferma all'intervista famigerata.
Le parole di Lubiana mi arrivano come una serie di schiaffi che percuotono la linea di demarcazione tesa tra coscienza e ambizione.
Arretro, volgo le spalle a Lubiana. Qualcosa mi colpisce costringendomi a volgermi di nuovo. La rivista è a terra. L'arrivo di un convoglio provoca uno spostamento d'aria tra le pagine e il caso ferma all'intervista famigerata.
venerdì 29 aprile 2016
Metro-confusion
Non so chi sono, non so dove sono. Cioè, so di essere sulla M2, alla fermata di Crescenzago, e non ho intenzione di fermarmi.
A Cimiano salgono alcuni ragazzi con lo zaino in spalla e i cappellini con le visiere rovesciati. Una ragazza con i capelli biondi, lunghi fino alla cintola, si siede. Estrae dalla borsetta una trousse e uno specchietto.
Altre fermate: Udine (ombretto), Lambrate (ombretto), Piola (rossetto), Loreto (rossetto). La ragazza mette via tutto a Caiazzo, si alza e sparisce a Centrale.
Io, invece, resto immobile. Lascio che il treno corra sui binari come le immagini del film della mia vita, fino a Porta Genova.
A Cimiano salgono alcuni ragazzi con lo zaino in spalla e i cappellini con le visiere rovesciati. Una ragazza con i capelli biondi, lunghi fino alla cintola, si siede. Estrae dalla borsetta una trousse e uno specchietto.
Altre fermate: Udine (ombretto), Lambrate (ombretto), Piola (rossetto), Loreto (rossetto). La ragazza mette via tutto a Caiazzo, si alza e sparisce a Centrale.
Io, invece, resto immobile. Lascio che il treno corra sui binari come le immagini del film della mia vita, fino a Porta Genova.
mercoledì 17 febbraio 2016
"Venduta per il successo": blitz di un giornale nella corsa della Metro
La pancia mi fa male. La massaggio con movimenti circolari che seguono il ritmo dei miei pensieri. La metro sfreccia sul binario cullandomi con il rumore monotono della velocità. Appoggio la testa al vetro dove scorgo il mio volto. Dal buio della galleria affioriamo alla luce della fermata S. Ambrogio. Ho il tempo di una fermata per farmi passare il dolore e alzarmi per prendere la rossa. Direzione Sesto Primo... e qualcosa. San Babila non è così lontana.
martedì 9 febbraio 2016
Farse e riprese
Torna in te Elena!
Su, muoviti... no, adesso, non esagerare!
A bruciapelo, carico verso Giovanni. Gli prendo il borsello, rovisto tra le cose e lo trovo.
Il tesserino. Glielo lancio, lui lo prende al volo.
"Bella farsa davvero. E tutto per non farmi sentire una di quelle cose che schiacci."
Infilo il giubbotto, la rabbia in corpo, l'attenzione all'uscio.
Voglio scappare. Di nuovo. O forse no.
Su, muoviti... no, adesso, non esagerare!
A bruciapelo, carico verso Giovanni. Gli prendo il borsello, rovisto tra le cose e lo trovo.
Il tesserino. Glielo lancio, lui lo prende al volo.
"Bella farsa davvero. E tutto per non farmi sentire una di quelle cose che schiacci."
Infilo il giubbotto, la rabbia in corpo, l'attenzione all'uscio.
Voglio scappare. Di nuovo. O forse no.
domenica 17 gennaio 2016
Dance, dance, dance nel Degree Lean
Non voglio saperlo. Non mi importa.
Non muovo le labbra, mi alzo solo in piedi. Prendo per un braccio Lubiana, imponendole il silenzio, e la trascino verso la parte di pavimento priva di tappeti. La sua casa è piena di tappeti. E so per quale ragione.
Mi tolgo le scarpe, la mia amica mi imita. Giovanni ci guarda, divertito. Sa cosa sta per accadere. La sospensione dell'incredulità è massima. Ora però va abbattuta.
Tre, due, uno.
Non muovo le labbra, mi alzo solo in piedi. Prendo per un braccio Lubiana, imponendole il silenzio, e la trascino verso la parte di pavimento priva di tappeti. La sua casa è piena di tappeti. E so per quale ragione.
Mi tolgo le scarpe, la mia amica mi imita. Giovanni ci guarda, divertito. Sa cosa sta per accadere. La sospensione dell'incredulità è massima. Ora però va abbattuta.
Tre, due, uno.
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mercoledì 23 dicembre 2015
Lubiana e il prezzo del successo - Parte Prima
Lubiana svetta sul suo metro e settanta-e-troppo. Ora che indossa il tacco 12 mi pare una gigantessa dalle gambe infinite e con corpo e volto troppo perfetti per essere veri.
Faccio la brutta statuina mentre lei pronuncia il mio nome. Ha una dizione pulita, come se avesse messo nel cassetto quell'accento acuto che conferiva a ogni parola una cantilena fluttuante. In compenso, non ha perso il portamento elegante che l'ha sempre distinta da me.
"Luby."
Sussurro, senza fiato.
Questione di un attimo: scatto e mi precipito verso di lei.
Faccio la brutta statuina mentre lei pronuncia il mio nome. Ha una dizione pulita, come se avesse messo nel cassetto quell'accento acuto che conferiva a ogni parola una cantilena fluttuante. In compenso, non ha perso il portamento elegante che l'ha sempre distinta da me.
"Luby."
Sussurro, senza fiato.
Questione di un attimo: scatto e mi precipito verso di lei.
giovedì 17 dicembre 2015
Io sono Giovanni: una scritta sulla mano e in faccia
"Elena?"
Non so come sia accaduto. Nel mio girovagare tra i navigli e i vicoli ciechi, l'ho ritrovato.
Alla metro di Porta Genova, in attesa dell'ultimo treno.
Ataru è senza occhiali e con la faccia stropicciata dal pianto. Io, invece, ho stropicciato il cuore e le gambe che mi portano indietro e poi avanti, al ritmo degli occhi febbrili che vogliono bloccarmi.
Ataru infila la mano nella giacchetta e allora penso che tutto quello che ha fatto e detto sia stato tutto il frutto di un gioco.
Ataru è ancora iscritto all'ordine. Ataru è ancora nel pieno della sua corsa e quello che ho visto è stato soltanto lo scherzoso pit-stop di un amico che voleva dirmi qualcosa.
Ataru estrae una biro. Non il cartellino. Volge il palmo della mano a lui e scrive qualcosa che mi mostra, avvicinandosi.
E vedo...
Non so come sia accaduto. Nel mio girovagare tra i navigli e i vicoli ciechi, l'ho ritrovato.
Alla metro di Porta Genova, in attesa dell'ultimo treno.
Ataru è senza occhiali e con la faccia stropicciata dal pianto. Io, invece, ho stropicciato il cuore e le gambe che mi portano indietro e poi avanti, al ritmo degli occhi febbrili che vogliono bloccarmi.
Ataru infila la mano nella giacchetta e allora penso che tutto quello che ha fatto e detto sia stato tutto il frutto di un gioco.
Ataru è ancora iscritto all'ordine. Ataru è ancora nel pieno della sua corsa e quello che ho visto è stato soltanto lo scherzoso pit-stop di un amico che voleva dirmi qualcosa.
Ataru estrae una biro. Non il cartellino. Volge il palmo della mano a lui e scrive qualcosa che mi mostra, avvicinandosi.
E vedo...
domenica 15 novembre 2015
La scoperta di Ataru
"E così, Lubiana..."
Ataru termina di bere il drink analcolico. Nel posarlo sul tavolo lo rovescia, lui lo recupera maldestramente.
Diventa rosso come sempre: non è cambiato di una virgola, malgrado qualcosa mi stia suggerendo un grande cambiamento interiore.
Lui, attaccato alle gonne di mamma, che parte per Milano in cerca di una redazione? Lui che fin dal primo giorno si tuffa nella vita mondana, tra locali notturni e feste della Fashion Week?
"Hai scelto un ottimo periodo per farti notare" osservo cambiando discorso.
Non voglio sentire. Non voglio avere conferme su Lubiana e su quel mondo di merda.
Ataru termina di bere il drink analcolico. Nel posarlo sul tavolo lo rovescia, lui lo recupera maldestramente.
Diventa rosso come sempre: non è cambiato di una virgola, malgrado qualcosa mi stia suggerendo un grande cambiamento interiore.
Lui, attaccato alle gonne di mamma, che parte per Milano in cerca di una redazione? Lui che fin dal primo giorno si tuffa nella vita mondana, tra locali notturni e feste della Fashion Week?
"Hai scelto un ottimo periodo per farti notare" osservo cambiando discorso.
Non voglio sentire. Non voglio avere conferme su Lubiana e su quel mondo di merda.
venerdì 13 novembre 2015
Ci incontriamo davanti al Coniglio della Luna?
Un incrocio di sguardi, e già mi sembra di ascoltare il responso. Ma resto immobile mentre il tempo manda al macero secondi indefiniti.
"Ehi Max, io credo che non sia stata formidabile."
"Silenzio. Sono io che ho voce in capitolo"
Rabbrividisco mentre mi perdo nel limbo di quelle parole.
Il direttore artistico avanza dalla platea verso la fossa dell'orchestra. Io lo osservo dall'alto anche se la sensazione è di essere in basso. Nel gradino più infimo di un'immaginaria scala ci sono io. E la mia insensata ambizione fuori stagione.
"Elena, toglimi una curiosità."
Silenzio assenso, lui si allaccia il primo bottone della giacca e parla tenendo le labbra strette.
"Conosci Lubiana?"
"Ehi Max, io credo che non sia stata formidabile."
"Silenzio. Sono io che ho voce in capitolo"
Rabbrividisco mentre mi perdo nel limbo di quelle parole.
Il direttore artistico avanza dalla platea verso la fossa dell'orchestra. Io lo osservo dall'alto anche se la sensazione è di essere in basso. Nel gradino più infimo di un'immaginaria scala ci sono io. E la mia insensata ambizione fuori stagione.
"Elena, toglimi una curiosità."
Silenzio assenso, lui si allaccia il primo bottone della giacca e parla tenendo le labbra strette.
"Conosci Lubiana?"
domenica 25 ottobre 2015
Testa d'asino e sguardi simpsoniani: la maledizione dell'American Dream
Resto immobile, al centro del monolocale Fisso il poster di Kevin Bacon nel ruolo di Ren McCormack. La silhouette del ballerino cattura i miei pensieri nell'orbita di quei sogni che si sono infranti nell'istante del no.
L'indice puntato.
"Tu."
L'efebico stronzo sembra voler affondare una lama dritta nel cuore, con quel suo dito ossuto e quell'azzurro vuoto alla Homer Simpson. Io sostengo il ghiaccio e la smorfia di disprezzo che inarca le sopracciglia ad ali di gabbiano,
L'indice puntato.
"Tu."
L'efebico stronzo sembra voler affondare una lama dritta nel cuore, con quel suo dito ossuto e quell'azzurro vuoto alla Homer Simpson. Io sostengo il ghiaccio e la smorfia di disprezzo che inarca le sopracciglia ad ali di gabbiano,
mercoledì 21 ottobre 2015
L'audizione - Parte seconda - Like a Bird
Non ho paura. Sono sul palco e mi sento libera, come un uccello in fuga dalla gabbia.
Sparisco tra la folla, mentre alla piroetta segue una sequenza di movimenti liberi in cui occorre mostrare la propria creatività.
Un salto, un calcio (kick), un movimento circolare del bacino, prima in senso orario, poi in quello antiorario. Gamba piegata in avanti, movimento di testa che scandisce il ritmo di I'm a slave for You.
Io sono sciolta, altro che neve al sole. Mi proietto in avanti, salto, giro su me stessa, fino a quando uno Stop non si eleva dalla metà della platea. Io mi fermo insieme agli altri.
La ragazza vicino a me si sbilancia e così quella della fila davanti.
Ahia, penso, queste le scartano.
Sparisco tra la folla, mentre alla piroetta segue una sequenza di movimenti liberi in cui occorre mostrare la propria creatività.
Un salto, un calcio (kick), un movimento circolare del bacino, prima in senso orario, poi in quello antiorario. Gamba piegata in avanti, movimento di testa che scandisce il ritmo di I'm a slave for You.
Io sono sciolta, altro che neve al sole. Mi proietto in avanti, salto, giro su me stessa, fino a quando uno Stop non si eleva dalla metà della platea. Io mi fermo insieme agli altri.
La ragazza vicino a me si sbilancia e così quella della fila davanti.
Ahia, penso, queste le scartano.
venerdì 9 ottobre 2015
L'audizione, quasi
Era successo anche a Lubiana: lo leggo nel libro delle nostre vite e in quello che compone questo zibaldone 2.0.
Avevo rimosso tutto, e non so per quale ragione.
Colpa di Simone?
Mi presento a una tizia con lo chignon e il rossetto color garofano marcato da una linea più scura. Le dita inanellate scuotono dissensi e consensi che culminano nelle unghie blu a pois rossi.
Scuote la testa e lo chignon è impeccabile.
"Non la vedo. Mi ripete il nome?"
"Elena..."
Avevo rimosso tutto, e non so per quale ragione.
Colpa di Simone?
Mi presento a una tizia con lo chignon e il rossetto color garofano marcato da una linea più scura. Le dita inanellate scuotono dissensi e consensi che culminano nelle unghie blu a pois rossi.
Scuote la testa e lo chignon è impeccabile.
"Non la vedo. Mi ripete il nome?"
"Elena..."
sabato 5 settembre 2015
Nuvole (ancora non riesco a leggerlo)
"Non posso crederci. Non dire cazzate Simone."
Il telefono mi scivola, io mi protendo in avanti per prenderlo, ma nel farlo, sposto tutto il mio peso sulla gamba destra. Vacillo, mentre sento la voce di Simone che mi chiama e le stelle dipingono davanti ai miei occhi un firmamento dolorante.
Vedo una scarica dorata corrispondente al suono delle mie articolazioni, messe a dura prova: sto per cadere verso il letto, sul morbido. Nell'abbandonarmi, uno scatto incontrollato di di mascella porta gli incisivi dell'arcata superiore sulla lingua.
Il telefono mi scivola, io mi protendo in avanti per prenderlo, ma nel farlo, sposto tutto il mio peso sulla gamba destra. Vacillo, mentre sento la voce di Simone che mi chiama e le stelle dipingono davanti ai miei occhi un firmamento dolorante.
Vedo una scarica dorata corrispondente al suono delle mie articolazioni, messe a dura prova: sto per cadere verso il letto, sul morbido. Nell'abbandonarmi, uno scatto incontrollato di di mascella porta gli incisivi dell'arcata superiore sulla lingua.
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